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Terni, il consiglio regionale in pressing sul governo per aprire il confronto sulla vendita dell'Ast

Antonio Mosca
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Si stringono i tempi per la vendita dell’Ast e le istituzioni prendono posizione. Dopo il ministro Giorgetti e la presidente Tesei, martedì 14 settembre è stata la volta dell’Assemblea legislativa dell’Umbria che ha approvato all’unanimità una mozione urgente presentata dalla minoranza e condivisa dalla maggioranza. L’atto impegna la giunta regionale a “richiedere l’immediata convocazione delle parti sociali e delle istituzioni locali alla Presidenza del consiglio dei ministri per assicurare ai massimi livelli che il piano industriale che verrà e la credibilità dell'acquirente garantiscano il mantenimento dell’integrità del gruppo compresa la parte commerciale, i volumi produttivi ottimali dell’azienda, il funzionamento dei due forni di fusione e lo sviluppo del sito in base alle effettive potenzialità sotto ogni punto di vista, verificando così anche il rispetto dei termini dell’accordo ponte e le prospettive di investimento in campo ambientale e tecnologico”.

E’ stato chiesto anche l’impegno del presidente dell’Assemblea legislativa di convocare, “entro i primi dieci giorni di ottobre, una Conferenza regionale dell’economia e del lavoro da tenersi a Terni sul futuro di Ast e lo sviluppo industriale ed occupazionale della Conca ternana, alla presenza di consiglieri regionali, giunta regionale e un rappresentante per ogni forza sociale più rappresentativa”. Dal consiglio regionale si ricorda che “Acciai speciali Terni rappresenta attualmente da sola un quinto del fatturato industriale dell’intera Umbria e dà lavoro, tra addetti diretti, indiretti e indotto, a oltre 4 mila persone, costituendo il più importante e qualificato produttore italiano di acciai inossidabili e speciali e uno dei maggiori d’Europa.

Il reparto delle Fucine, parte integrante del gruppo, è una delle tre maggiori fucine al mondo. Il mantenimento dell’intero sito produttivo è condizione propedeutica ed essenziale, per evitare ridimensionamenti fatali non solo per l’occupazione dell’intera regione, ma anche per il futuro della manifattura nel Paese. Il volume produttivo ottimale dell’azienda - osservano i consiglieri regionali - non può che essere superiore al milione di tonnellate annue, data la potenziale capacità produttiva pari a circa 1,5 milioni di tonnellate annue. E’ infine necessario arrivare al più presto alla stipula di un nuovo accordo di programma relativo all’area di crisi complessa”.