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Perugia, minori stuprate. Il gup: "Annientata la difesa delle vittime,nessuna attenuante"

Francesca Marruco
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"La condotta delittuosa di Polzoni è particolarmente connotata da circostanze, contestate quali aggravanti, in conseguenza delle quali si è creata, per ciascuna violenza sessuale da lui commessa, una situazione di annientamento delle possibilità di difesa delle vittime”. Durissime le parole del giudice, Margherita Amodeo che al 19enne sudamericano, Fernando Polzoni,  ha inflitto una condanna a 12 anni di carcere per aver violentato tre ragazzine minori. Nelle 60 pagine di motivazioni, che hanno portato il gup a non concedere le attenuanti generiche, Amodeo elenca perché le ragazze non si sono potute difendere. “L’ora notturna, il luogo appartato, l’ingestione di sostanze alcoliche, la giovanissima età e l’esile corporatura delle parti offese, cosicché le violenze sessuali in contestazione sarebbero potute non accadere solo per atto volontario di desistenza dell’imputato innanzi la ferma opposizione delle vittime, le quali, di contro, non avevano altra difesa se non quella di implorare il Polzoni di fermarsi”. Non solo, il gup aggiunge: “Quelle esposte sono tutte circostanze che hanno ampia rilevanza nella valutazione del disvalore dei fatti commessi e nella valutazione della personalità dell’imputato in punto di capacità delinquere, in quanto comprovanti la decisa volontà dell’imputato di compiere le violenze”. 

 


Il giudice stigmatizza pure l’arco temporale in cui le tre violenze, più una quarta per cui procede il tribunale dei minori perché l’imputato all’epoca del fatto era minorenne, in appena 18 mesi. Amodeo evidenzia anche che Polzoni “ha minacciato la persona offesa qualche tempo dopo la violenza sessuale, prospettandole la possibilità che venisse picchiata da persone di sua conoscenza affinché non rivelasse quanto subito”. Il giudice stronca anche quella che definisce la “cosiddetta confessione” dell’imputato, “avvenuta solo quando agli atti del processo il materiale probatorio era già ampiamente affermativo della sua responsabilità”, “non è sorretta da caratteri tali da da desumere la sussistenza di un percorso di riflessione o di ripensamento che conduca alle resipiscenza dell’imputato”. 

 


Mannaia del giudice pure sulla storia complicata dell’imputato - attualmente in cura in riabilitazione per dipendenza da alcol e droga -: “Il vissuto dell’imputato - scrive Amodeo - costituito da difficoltà personali e relazionali non vi è prova della diretta derivazione da esso delle condotte delittuose”. Dopo il deposito delle motivazioni è probabile il ricorso in appello dei legali dell’imputato, Daniela Paccoi e Guido Rondoni. Le parti civili erano invece rappresentati dagli avvocati Elena Cristofari, Giusi Mazziotta e Silvia Corbucci.