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Covid, Alessandro Barbero firma appello contro Green Pass in università. Franco Cardini: "Ha ragione"

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"Mi trovo perfettamente d’accordo con Alessandro Barbero e i firmatari dell’appello contro il green pass in ateneo, è più che legittimo. Contrariamente a quello che afferma anche il presidente della Repubblica, uno Stato di diritto che ritiene che un comportamento sia obbligatorio, deve renderlo tale con una legge e poi ne deve sopportare le conseguenze e assumersene le responsabilità". A parlare è lo storico e saggista Franco Cardini, che analizza l’appello dei 300 docenti universitari, fra cui anche lo storico e divulgatore Alessandro Barbero - "re del podcast" che con le sue conferenze sul Medioevo ha attratto decine di migliaia di giovani in tutta Italia - con il quale viene criticata l’adozione del green pass in ateneo. Una presa di posizione su cui si è espresso anche il rettore dell’Università del Piemonte Orientale (Upo), dove Barbero insegna, Gian Carlo Avanzi: "Ho appreso che il professor Alessandro Barbero, nostro preziosissimo docente, insieme ad altri sei strutturati ha firmato l’appello contro il green pass nelle università. Rispetto l’opinione dei colleghi e delle colleghe, ma non deve essere confusa con quella della stragrande maggioranza dei docenti, degli studenti, del personale tecnico-amministrativo dell’Università del Piemonte Orientale, favorevole al green pass e fermamente allineata alla prevalenza della ’libertà collettiva su cui si è espressa anche la ministra Maria Cristina Messa".

 

 

"Uno stato di diritto può chiedere a me cittadino di mettere a repentaglio la mia vita andando in guerra, e questo è perfettamente legittimo da parte sua - ha aggiunto  Cardini- ma io so che lui, per quello che può, si prenderà la responsabilità se io in guerra muoio, o vengo ferito e non posso aiutare la mia famiglia. E mi aiuterà dandomi assistenza, o aiuterà la mia famiglia. Qui invece sta succedendo una cosa diversa: non si può da un lato decidere di non rendere una cosa obbligatoria, prendere però una serie di provvedimenti per cui la cosa diventa di fatto obbligatoria e nello stesso tempo usare questo come un modo per non volersene assumere le dirette conseguenze. Questo lo Stato non lo può fare".

 

 

"Io parlo da persona che si è diligentemente vaccinata, pur avendo dei dubbi -dice lo storico- ma mi sono affidato perché non sono competente. Gli esperti mi dicono che questo vaccino non è un’assoluta certezza scientifica. Allora è bene che uno Stato che decide che è bene vaccinarsi, faccia una legge, lo renda obbligatorio, e preveda le coperture contribuendo alle spese per chi da questa legge ne ricava un danno. Questo l’esecutivo non l’ha fatto, e il presidente della Repubblica non può difendere questo operato senza ricordargli che ha il dovere di tutelare la società civile".