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Lavoro nero in Umbria: 49.100 irregolari e valore aggiunto da 1,2 miliardi

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In Umbria il lavoro sommerso pesa per quasi 1,2 miliardi. 
Il valore aggiunto rispetto all’economia complessiva è in percentuale superiore alla media nazionale.
Il dato è evidenziato dall’ufficio statistico della Regione, che riporta i numeri del centro studi della Cgia di Mestre su elaborazioni di dati Istat. Il tasso di irregolarità, ossia l’incidenza percentuale del numero di occupati irregolari sul totale degli occupati, è pari nel cuore verde al 13,2%, superiore alla media italiana pari al 12,8%. In numeri assoluti l’Umbria conta 49.100 lavoratori irregolari stimati. 
Il riferimento temporale è al 1 gennaio 2019, l’ultima elaborazione disponibile in ordine di tempo. In Umbria il valore aggiunto del lavoro irregolare è pari a circa 1.181 milioni di euro, mentre l’incidenza del valore aggiunto prodotto dal lavoro irregolare sul totale regionale è pari al 5,7%, superiore alla media italiana pari al 4,9%. Nel complesso in Italia si contano 3.248.900 lavoratori irregolari, per un totale di 77 miliardi 732 milioni di valore aggiunto. La Cgia definisce il lavoro nero “una piaga sociale ed economica, che, su base regionale, presenta livelli molto diversificati”.

La Lombardia, ad esempio, “sebbene conti oltre 504 mila lavoratori occupati irregolarmente, è il territorio meno interessato da questo triste fenomeno: il tasso di irregolarità è pari al 10,4%, mentre l’incidenza del valore aggiunto prodotto dal lavoro irregolare sul totale regionale è pari al 3,6%; il tasso più basso presente nel Paese”. Per contro, “la situazione più critica si registra in Calabria: a fronte di ‘soli’ 135.900 lavoratori irregolari, il tasso di irregolarità è del 22% e l’incidenza dell’economia prodotta dal sommerso sul totale regionale ammonta al 9,8%. Nessun’altra realtà territoriale presenta una performance così negativa”. L’ufficio studi veneto sottolinea anche che “nelle regioni dove c’è più lavoro nero il rischio di avere un numero di infortuni e di morti sul lavoro è più elevato”. Ma questo non risulta dalle statistiche, dato che “le persone che si infortunano o non denunciano l’accaduto o, quando sono costrette a farlo, dichiarano il falso per non arrecare alcun danno ai caporali o a coloro che li hanno ingaggiati irregolarmente”. E ancora: il sommerso “non è solo un problema di legalità e di erosione del gettito fiscale, ma provoca anche un grave danno economico alle tantissime attività produttive e dei servizi, alle imprese artigianali e a quelle commerciali che, spesso, subiscono la concorrenza sleale”.


In ultimo la Cgia evidenzia che i rapporti di lavoro irregolari prendono l’abbrivio dalla deregulation dei contratti. Dei 935 Contratti collettivi nazionali presenti in Italia, 351 (37,5 %) sono stati firmati da associazioni datoriali e sigle sindacali non appartenenti al Cnel. Situazione più critica in edilizia: a fronte di 74 ccnl depositati 37 (50 %) sono stati sottoscritti da organizzazioni non iscritte Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro.