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Reddito di cittadinanza, in Umbria irregolari 3.700 richieste su 12 mila

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In cinque mesi, da marzo a luglio, l’Inps dell’Umbria ha verificato tutte le domande relative a reddito e pensione di cittadinanza, più di 12 mila prestazioni (12.269 per l’esattezza) di cui 3.704 (tra revoche e decadenze) sono risultate percepite indebitamente. 
Soltanto nel mese di luglio sono state respinte 428 domande per mancanza di requisiti su un totale di 1.125. Considerato che l’importo medio per il reddito di cittadinanza è pari a 450 euro a nucleo per 18 mesi, l’ammontare complessivo si attesta sui 3.466.000 euro. 

 

 

 

 

I controlli a tappeto - minuziosi ma velocissimi - sono stati voluti dal nuovo direttore regionale Fabio Vitale e coordinati dalla dirigente del settore, Luigina Gagliardi. La casistica più frequente è quella di percettori che dichiarano un nucleo familiare Isee diverso da quello presente in anagrafe comunale (45%). Seguono il caso di cittadini stranieri e italiani privi del requisito della residenza in Italia negli ultimi 10 anni (30%) e quello di percettori che risultano intestatari di auto o moto, acquistate nuove da meno di sei mesi o immatricolate da meno di due anni se di grossa cilindrata (9%). Rilevata anche la casistica di nuclei monoparentali costituiti da soggetti con età inferiore a 26 anni privi della caratteristica dell’autonomia, attestata dal fatto di avere un reddito personale di almeno 4.000 euro annui o di essere coniugati o con figli (7%). Ci sono anche percettori che omettono di dichiarare di aver iniziato un’attività lavorativa dopo l’accoglimento della domanda (6%) e altri che non dichiarano di aver acquistato o venduto immobili (3%). Per i casi accertati sono state già avviate le procedure per il recupero delle somme percepite indebitamente. 

 

 

 

Adesso si va avanti con le verifiche a tappeto su altre prestazioni sociali erogate dall’Inps, in particolare pensioni sociali e assegni per invalidità civile percepiti da soggetti di nazionalità straniera. In Umbria si parla di 1.800 i percettori di assegno sociale (per importi pari a 595 euro  mensili) e 5.000 di prestazioni di invalidità civile (per importi medi, tra assegno e indennità di accompagnamento, di 450 euro mensili), soggetti che potrebbero aver lasciato il territorio nazionale e quindi aver perso il diritto: la permanenza, infatti, è uno dei requisiti fondamentali per continuare a percepire le prestazioni assistenziali. Indispensabile, in questo contesto, la collaborazione dei Comuni. Per questo ai 92 enti locali è stato chiesto di verificare attraverso la polizia municipale che i percettori vivano effettivamente sul territorio e che non si siano allontanati per periodi superiori a 29 giorni. Nel caso in cui la collaborazione non si rivelasse fattiva - già qualche Comune segnala carenza di risorse e lunghezze procedurali e normative per la dichiarazione di irreperibilità- le prestazioni non verranno più erogate sul conto corrente ma domiciliate temporaneamente negli uffici postati  da cui potranno essere prelevate solo personalmente.