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Terni, ripresa a pieno regime la produzione dell'Ast dopo la pausa di Ferragosto

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Tutti i reparti dell’area a caldo di Acciai Speciali Terni, dal secondo turno di lunedì 23 agosto 2021, sono in marcia. Nella scorsa settimana, invece, i lavoratori dell’area a freddo, compreso il Centro di finitura e il Tubificio di Terni, della zona industriale di vocabolo Sabbione, erano ritornati al loro posto di lavoro.

Una fermata più breve degli anni passati, la società di viale Brin deve rispettare il rilevante portafoglio ordini, che consente piena occupazione almeno fino a dicembre 2021. Il budget 2020-2021, prevede un milione di tonnellate di acciaio fuso, che sarà di gran lunga superato, con i volumi che dovrebbero attestarsi a 1,1 milioni di tonnellate. Il sito è in grado di produrre anche 1,5 milioni, come da test effettuati dai tecnici finlandesi di Outokumpu, il gruppo interessato a rilevare il sito ternano, vendita stoppata dall’antitrust dell’Unione Europea.

 

Alla chiusura dell’anno fiscale 2020-2021 manca poco più di un mese, ma non si conosce il risultato economico. Il precedente esercizio si era chiuso in rosso per circa 160 milioni, l’auspicio è che, questa volta, sia positivo, un buon viatico per la chiusura della procedura di vendita dello stabilimento.

Dopo le visita dei gruppi italiani Marcegaglia ed Arvedi, si aspettavano le visite delle delegazioni dei cinesi di Boasteel e dei coreani di Posco. Notizie in proposito non sono state fornite, comunque l’advisor Jp Morgan, nominato dalla multinazionale ThyssenKrupp, dovrebbe ricevere le offerte vincolanti entro la fine di ottobre 2021, e concludere la procedura entro dicembre 2021.

 

La partita si sposta subito dopo negli uffici dell’antitrust dell’UE, che dovrà emettere il verdetto entro pochi mesi, E sui volumi produttivi Federmanager non ha dubbi. “Chi compra deve avere un progetto che permetta di superare il disallineamento tra area a caldo e quella a freddo. A forza di parlare di 950mila/un milione di tonnellate ci siamo dimenticati delle reali maggiori capacità tecnologiche e produttive degli impianti esistenti e del sacrificio in termini di occupati e di ottimizzazione dei costi che la decisione comunitaria del 2014 ci ha imposto. Che questa grave e attuale disarmonia possa essere eliminata (o con un ampliamento del mix prodotti o con un potenziamento dei processi e degli impianti a valle) competerà ai piani industriali di chi acquista. Questo aspetto dovrebbe essere l’elemento decisivo nella scelta del soggetto subentrante”.

Il sindacato ha chiesto al Governo un tavolo con i rappresentanti di ThyssenKrupp per capire i reali intendimenti della multinazionale a partire dal parametro di vendita. Ma non solo. Il Governo dovrebbe anche chiarire se intenda esercita la Golden Power.