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In Umbria agricoltura in crisi, mancano gli stagionali. Allarme di Coldiretti e Confagricoltura

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Manca la manodopera nei campi, è allarme per la vendemmia ma anche per la raccolta delle olive e degli ortaggi con le imprese che rischiano di trovarsi a ranghi ridotti in un momento delicatissimo della stagione. Albano Agabiti, presidente Coldiretti Umbria, spiega che la sua associazione ha già scritto una lettera al ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, per chiedere un intervento immediato e capace di dare risposte alle esigenze delle aziende agricole. “Chiediamo una proroga dei permessi di soggiorno scaduti lo scorso 31 luglio - evidenzia Agabiti - ma anche di anticipare la pubblicazione del decreto flussi per il 2021 che possa consentire già dai primi di settembre la presentazione sia delle istanze per lavoro stagionale che richieste di conversione dei permessi stagionali”. 

 

 

 

I lavoratori stagionali dell’agricoltura sono, in effetti, quasi tutti stranieri. In Umbria raggiungono il numero di seimila nei periodi di massima necessità. In base ai dati del rapporto dell’Osservatorio nazionale sul lavoro agricolo dell’ente bilaterale Eban e di Nomisma, in Italia sono oltre 340 mila lavoratori stranieri in agricoltura, complessivamente pari al 32% degli operai agricoli. Il 62% dei lavoratori stranieri è di origine extra Unione europea, soprattutto africana e in particolare proveniente dal Marocco e dalla Tunisia, dal Senegal e dalla Nigeria ma anche dall’Est Europa (Albania e Ucraina) e dall’Asia (India e Pakistan). Il 93% degli stranieri comunitari arriva dalla Romania, dalla Polonia, dalla Bulgaria e dalla Slovacchia. “Gli italiani sono pochi - aggiunge Agabiti - i più, soprattutto se giovani, preferiscono fare i camerieri all’estero piuttosto che lavorare in agricoltura. E’, probabilmente, una questione culturale”. 

 

 

 

Per Marco Caprai, componente della giunta nazionale di Confagricoltura, anche in Umbria il problema riguarda soprattutto le imprese più piccole che dovrebbero trovare il modo per aggregarsi. “Solo insieme potranno trovare soluzioni per venire incontro alle esigenze dei lavoratori - spiega Caprai - Fare rete, infatti, significherebbe garantire forme di reddito adeguato che altrimenti una piccola azienda non potrebbe offrire. Il problema della carenza di manodopera in agricoltura si trascina avanti da anni - continua Caprai - ma in questo ultimo periodo è stato aggravato dalla crisi generata dall’emergenza sanitaria, dall’impossibilità delle aziende di licenziare e dal ricorso ai vari strumenti di assistenza che vengono garantiti dallo Stato, dal reddito di cittadinanza agli ammortizzatori sociali. Sussidi anche giustificabili ma che creano un sistema troppo rigido e impediscono di attingere a un bacino di utenza che invece prima era garantito”. L’agricoltura del futuro è sempre più improntata sull’utilizzo della tecnologia. “Ma anche per utilizzare robot e macchine avanzate - evidenzia Caprai - è necessario che le piccole aziende uniscano le forze e facciano squadra”.