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Mattarella al Meeting: "Più fragili di quanto credevamo". Poi la sponda al Papa: "Vaccino dovere e atto d'amore"

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Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a cinque anni dall'ultima presenza - allora fisica, oggi virtuale - ha aperto con un lungo discorso il Meeting di Rimini, la tradizionale kermesse culturale organizzata ogni agosto, sin dal 1980, dal movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione. Il titolo di quest'anno è "Il coraggio di dire Io". Ampio e articolato l'intervento del Capo dello Stato, ma il nucleo del messaggio è semplice: è l'impegno personale a creare la dimensione plurale, è necessario riscoprire l'altro, impegnarsi in una logica comunitaria, per rinascere dalle ceneri della pandemia: "Possiamo farcela", "dipende anche da noi", ma per questo "occorre il coraggio della responsabilità" ha detto Mattarella all'edizione 2021 della nota conferenza.  

 

 

Nelle sue parole non poteva certo mancare una lunga parentesi dedicata alla pandemia, che ormai da quasi due anni flagella il pianeta: "Un virus temibile e sconosciuto ha propagato rapidamente i suoi effetti sull’uomo, sulle società, sulle economie, diffondendo morte e provocando una crisi ancor più pesante delle altre di questo primo scorcio di millennio" ha sottolineato. "Ci siamo scoperti più fragili di quanto credevamo. Abbiamo compreso con maggiore chiarezza di aver bisogno del sostegno degli altri. Abbiamo fatto esperienza del dolore, della paura, della solitudine. Ma nella comunità abbiamo trovato risorse preziose, decisive per far sì che le nostre speranze, le nostre aspirazioni non venissero sradicate".

 

 

Il passaggio dal virus, alla'esigenza di una accresciuta responsabilità individuale, alla tormentata questione dei vaccini, per Mattarella è chiaro: "La pandemia ci ha dimostrato quanto ci sia bisogno di responsabilità. Nell’opera dei medici e del personale sanitario. Nel lavoro di chi svolge mansioni sociali. Nell’impegno di chi opera nel tessuto economico. Nell’azione dei governi e degli organismi internazionali. Ma anche nei comportamenti di ciascuno di noi". E si arriva dunque alla 'sponda' ideale alle parole di Papa Francesco, che in un videomessaggio di sensibilizzazione alla campagna vaccinale, pensato in particolar modo per il continente americano, aveva pochi giorni fa definito l'immunizzazione 'un atto d'amore'. Il Capo dello Stato vi ha oggi fatto esplicito riferimento: "La responsabilità comincia da noi", e per questo "vaccinarsi - tra i tanti esempi - è un dovere non in obbedienza a un principio astratto, ma perché nasce dalla realtà concreta che dimostra che il vaccino è lo strumento più efficace di cui disponiamo per difenderci e per tutelare i più deboli e i più esposti a gravi pericoli. Un atto di amore nei loro confronti, come ha detto pochi giorni fa Papa Francesco".