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Afghanistan, la storia di Habib: “Io sono fuggito ma mia sorella ha perso già il lavoro e i miei genitori vivono nel terrore”

Sabrina Busiri Vici
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Ventinove anni e una vita da profugo fatta di nostalgia e preoccupazione verso la moglie e la famiglia d’origine lontane, in Afghanistan, un quotidiano fatto di studio della lingua italiana, difficoltà a trovare lavoro e un’amica italiana con la quale parlare. Habib Mahboobullah è nato nella provincia di Parwan, cresciuto a Baghlan a due ore di strada da Kabul ed è arrivato a Perugia il “22 novembre 2019”, puntualizza lui “grazie al progetto Sprar di Arci”.

 

Lo abbiamo incontrato al parco di Santa Giuliana che lui raggiunge a piedi dalla sua abitazione vicino al centro storico. Habib vive in una stanza di pochi metri quadrati con altri coinquilini di diverse nazionalità. “Prima di arrivare in Italia - racconta Habib - sono stato in Norvegia e in Francia, i miei genitori e le mie sorelle e i miei fratelli sono tuttora in Afghanistan, a Baghlan. La situazione che vivono è spaventosa”. Così il suo racconto entra nella attualità “Il mio Paese sta vivendo dei giorni difficili, perché i talebani stanno facendo il lavaggio del cervello alle nuove generazioni. Prima del loro arrivo l’Afghanistan era il più moderato dei paesi islamici ma ora tutto sta cambiando”.

 

E Habib entra con la voce carica di tensione nelle sue preoccupazioni più pressanti: “Le donne non possono più lavorare, studiare, solo stare a casa e indossare il hejab. Una donna non può uscire senza suo marito o fratello. Anche mia sorella ha perso il lavoro e ho paura per lei”. La moglie di Habib è rimasta a vivere in Norvegia. “non so quando ci rivedremo, mi manca”. In questi giorni la vita di Habib è risucchiata dai video con le notizie che escono dal suo tablet ma Perugia gli piace. E questo lo aiuta ad andare avanti.