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Perugia, il prefetto Armando Gradone sui profughi Afghani: "L'Umbria farà la sua parte"

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“Nell’ipotesi di un corridoio umanitario per l’Afghanistan, di cui si sta discutendo a livello governativo, l’Umbria è pronta a fare la sua parte”. Parola del prefetto di Perugia, Armando Gradone. Sul fronte accoglienza sono in fase di preparazione piani per rafforzare la rete dei centri ed evitare congestioni. L’obiettivo era ampliare le disponibilità evitando accentramenti. “Dato che il sistema regionale è prossimo alla saturazione, lavoriamo per potenziare le strutture attuali e aumentarne il numero, se necessario”, fa sapere il responsabile dell’ufficio territoriale del governo, che in questo caso è referente regionale. Questo sia in caso degli arrivi dei profughi già sbarcati a Lampedusa, di cui quota parte (“si parla di decine di unità”) saranno assegnati anche in Umbria, sia per un’eventuale accoglienza di persone in fuga dai talebani in Afghanistan. 

 


I Comuni sono d’accordo. Anche l’Anci Umbria è per buona parte dei componenti favorevole. “Io sono assolutamente d’accordo ad accogliere gli afghani in fuga, in linea con quanto espresso da Anci nazionale. Parlo in questo momento come sindaco di Deruta, devo condividere ancora il tema in ufficio di presidenza. Ma nella chat dei 92 sindaci umbri molti hanno dato la loro disponibilità e ci stanno sollecitando in questo senso”, spiega il presidente regionale dell’Associazione Comuni, Michele Toniaccini. Si mobilitano con un presidio - lunedì 23 in piazza Italia, a Perugia, ore 19 - anche le associazioni umanitarie e di volontariato. Sono 21 quelle firmatarie dell’appello in cui chedono che le “autorità facciano tutto il possibile per aiutare il popolo afghano e soprattutto le donne a sottrarsi all'oppressione del regime talebano, aprendo immediatamente corridoi umanitari che permettano alle persone di sfuggire alle violenze”.

 

 

 

“Dopo venti anni di vessazioni, politiche neocoloniali e guerre, i diritti umani verranno nuovamente negati a tutti e tutte e le donne saranno le prime a pagare il costo di questa situazione”, è scritto nella nota in cui si annuncia il presidio. “Le richieste di aiuto ci giungono numerose attraverso i social e ci lasciano sgomente. Ancora una volta, sui corpi delle donne, si consumerà la vera disfatta di un intero popolo. Non potranno più studiare, lavorare, accedere a cariche istituzionali, saranno costretta a sposarsi e non potranno neanche uscire di casa se non accompagnate da un uomo di famiglia. Verranno costrette a sposarsi, diventando pura merce di scambio. Non possiamo permettere che questo accada e che la storia si ripeta”.