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Terni, vendita Ast: entro ottobre le offerte vincolanti per acquistare il sito di viale Brin

Giorgio Palenga
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Le trattative sono coperte da uno stretto riserbo, con l’advisor Jp Morgan incaricato di scandirne i vari passaggi, ma c’è un nuovo timing per la vendita dell’Ast per i quattro gruppi industriali che hanno manifestato l’interesse all’acquisto. Come confermato anche dal Corriere della Sera, ci sarà tempo fino al mese di ottobre 2021 per presentare le offerte vincolanti da parte dei soggetti che mirano all’acquisizione del colosso ternano dell’acciaio, di proprietà della ThyssenKrupp, ovvero gli italiani Marcegaglia e Arvedi, i cinesi di Baosteel, i maggiori produttori di acciaio della Cina, e i coreani di Posco, quinti produttori al mondo del settore.

 

Se i rappresentanti dei due gruppi italiani hanno fatto visita di persona agli impianti di viale Brin, per l’esattezza il 20 luglio (Marcegaglia) e il 21 luglio 2021 (Arvedi), i due colossi asiatici hanno preferito compiere una visita “virtuale”, per evitare spostamenti intercontinentali che sarebbero stati complicati in tempi di pandemia.

Nulla è stato annunciato ufficialmente, ma è certo che nessun manager asiatico è stato segnalato a Terni, mentre entro la fine di luglio 2021 sarebbe arrivata all’advisor la conferma dell’interesse anche dei due gruppi stranieri. La valutazione del sito produttivo è, chiaramente, l’oggetto della trattativa, anche se la base di partenza era tra gli 800 milioni e il miliardo di euro. Ast ha però chiuso il bilancio fiscale 2020 con un rosso di 151 milioni di euro, mentre i conti del periodo che va da settembre 2020 a settembre 2021 saranno presentati proprio ad ottobre.

C’è chi ipotizza che si possa partire anche dai 500-700 milioni, ma appare improbabile che ThyssenKrupp faccia sconti rispetto a quelle che saranno le quotazioni di mercato del momento.

 

Sempre secondo indiscrezioni, viste le sollecitazioni delle istituzioni – dal governo nazionale a quelle locali – oltre naturalmente a quelle delle parti sociali, la proprietà tedesca ha lanciato messaggi di voler valutare non solo l’offerta economica ma anche i piani industriali dei vari players in campo, così da garantire il mantenimento dei livelli di produzione e, naturalmente, occupazionali. Prova ne sia anche la volontà di una vendita degli impianti ternani in blocco, annuncio che ha sgomberato il campo ai timori che potesse esserci uno “spacchettamento”.

Ora, quindi, occorrerà attendere le prossime settimane, con ottobre, come detto, termine ultimo, per vedere chi metterà nero su bianco la propria offerta vincolante. A latere c’è sempre la posizione del governo italiano, con le assicurazioni fornite a più riprese di considerare la siderurgia come una delle eccellenze industriali italiane da tutelare. L’ipotesi della golden power resta uno scenario plausibile, anche se il fantomatico Piano siderurgico nazionale finora è fermo alle buone intenzioni.

Secondo gli osservatori del settore, l’esecutivo Draghi sarebbe in attesa di vedere se ad arrivare in fondo nella trattativa per l’Ast possano rimanere, come sembra probabile, solo i due gruppi industriali italiani, Marcegaglia e Arvedi. In quel caso l’intervento potrebbe anche non essere necessario, mentre se il sito dovesse prendere la strada di proprietà straniere – al di là dell’indubbia solidità finanziaria di ognuno dei competitors in lizza – le valutazioni potrebbero essere diverse.