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Terni, vertenza Sangemini: i sindaci bocciano il piano di rientro del Gruppo Ami

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Sulla procedura di concordato preventivo con continuità aziendale diretta del Gruppo Ami (Acque Minerali d'Italia), di cui fanno parte Sangemini ed Amerino, il sindaco di San Gemini, Luciano Clementella, e il presidente della commissione speciale, Vanio Ortenzi hanno scritto al tribunale di Milano e alle istituzioni, anche a nome dell’amministrazione di Acquasparta.

 

Gli esponenti politici pongono all’attenzione del giudice delegato, Alida Paluchowski, del commissario giudiziale, Piero Canevelli, del vice ministro del Mise, Alessandra Todde, e dell’assessore regionale umbro allo Sviluppo Economico, Michele Fioroni, “l’inconsistenza del piano di rientro, che avrebbe dovuto garantire, tra l’altro, la normale operatività degli stabilimenti” di Sangemini ed Amerino “poiché presenta evidenti carenze strutturali”.

Clementella ed Ortenzi evidenziano carenze dal punto di vista finanziario, in quanto non permette il necessario rinnovamento tecnologico ed efficientamento delle infrastrutture produttive, sia dal punto di vista organizzativo, in quanto non prevede il necessario potenziamento delle strutture commerciali locali per poter riconquistare le quote di mercato perse durante gli ultimi anni di crisi.

Il primo cittadino e il presidente della commissione speciale ricordano che il piano industriale siglato dalla proprietà Pessina a novembre 2018 prevedeva un investimento complessivo di 19 milioni di euro, da finanziare nel periodo 2018-2021 per l’innovazione tecnologica degli impianti produttivi della Sangemini ed Amerino, in modo da garantire la competitività di mercato. Nel piano di rientro non vi è traccia di queste considerazioni e proposte finanziarie per l’ammodernamento degli impianti.

 

Di contro si evidenzia che nel piano, “viene definita l’esatta consistenza degli esuberi delle risorse umane occupate negli stabilimenti di Sangemini ed Amerino che andranno perciò a depauperare in modo estremamente preoccupante il livello occupazionale locale senza prospettive future certe per gli stabilimenti che diventeranno sempre più obsoleti e senza un mercato per le loro produzioni”.

Le amministrazioni di San Gemini ed Acquasparta sono preoccupate perché, il piano “prende in considerazione solo il soddisfacimento della situazione della società Ami Spa, ma non è in grado di garantire la rinascita e la successiva continuità, come prevede la procedura in questione, di quelle attività produttive che rappresentano il motore principale per la ripresa economica di tutto il territorio e per la sopravvivenza di un marchio storico rappresentativo della comunità locale stessa” e chiedono un intervento congiunto da parte delle autorità destinatarie, prima della omologa del concordato, prevista per il 28 febbraio 2022.