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Umbria, dal 2025 previste 190 mila tonnellate di rifiuti da smaltire fuori regione: servono 21 milioni

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Alessandro Antonini
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Le discariche umbre sono in esaurimento. In assenza di inceneritori, l’Umbria si vedrà costretta ad ampliarle già dal 2022. Almeno due. Altrimenti tra tre anni dovrà spendere 21 milioni di euro in più l’anno per il trasporto e lo smaltimento in impianti fuori regione o fuori Italia. Spesa che farà lievitare la Tari del 10%. E’ tutto scritto in due report approvati dall’Auri, l’Autorità unica dei rifiuti e l’idrico che rappresenta i 92 Comuni umbri. Nel documento unico di programmazione si dà conto, nel dettaglio, che nel 2025 in tutta l’Umbria si arriverà a 959.900 tonnellate conferite in discarica. Peccato che la capacità residua è di 910 mila. Ci sono territori dove il limite verrà superato già tra quattro mesi. 

 


Si parte con Belladanza (Altotevere): avendo per due anni raccolto anche i rifiuti del Perugino, nel 2022 supererà di 4.300 la capacità residua. Senza ampliamento i rifiuti dovranno essere smistati negli altri siti. Che però hanno, anche loro, i mesi contati. Borgogiglione (Lago) nel 2023 sforerà di 46.875 tonnellate. Resterebbe autonoma solo Le Crete, con una vita prevista di nove anni. Ma se dovesse iniziare a prendere i rifiuti di tutta l’Umbria l’aspettativa si accorcerebbe. Tre anni massimo. Auri negli “scenari di gestione del ciclo dei rifiuti urbani in Umbria con rifermento alle dotazioni impiantistiche regionali” rileva che se anche si estendesse la tariffazione puntuale e si migliorasse la raccolta differenziata resterebbe “un fabbisogno di smaltimento in discarica che a regime si potrebbe assestare intorno alle 190 mila tonnellate l’anno, comprensive dei rifiuti speciali”. Senza altre soluzioni per smaltirle, l’unica strada resta portarle fuori. Gli effetti sono presto stimati: ci sarà “un aumento medio differenziale per lo smaltimento per un valore complessivo a regime di ulteriori costi approssimativamente pari ad 21.000.000 che potrebbe rappresentare un aumento del 10% dei piani finanziari”.

 

Le strade per uscirne indenni - spiegano i tecnici Auri - sono due: una a breve termine, ampliando le discariche in fase di esaurimento, e una a lungo termine con la chiusura del ciclo. Termovalorizzatore o trattamento meccanico biologico? La risposta spetta al redigendo piano regionale dei rifiuti. Telefonare a Palazzo Donini.