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Perugia, il 29enne arrestato per molestie "usa sempre la stessa tecnica per adescare i minori"

Operazione congiunta tra polizia e carabinieri

Francesca Marruco
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“L’indagato ha una precisa tecnica di approccio” che, secondo il giudice usa per “avvicinare giovani adolescenti maschi”. Si tratta di una “pretestuosa richiesta di informazioni relative a computer da acquistare o riparare perché evidentemente - sottolinea il gip, Piercarlo Frabotta - sa che su quella materia le giovani vittime da molestare possono con ogni probabilità intrattenere un colloquio essendo l’informatica ormai patrimonio comune di pressoché tutti i giovani e proprio ciò illumina la particolare insidiosità e pericolosità dell’arrestato che ha studiato addirittura una efficace tecnica per avvicinare le giovani vittime da molestare”.

 

 

E la “tecnica”, come emerge dall’ordinanza di custodia cautelare con cui il giudice ha disposto il carcere per il 29enne padre di origine albanese in attesa di permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare, non l’avrebbe usata solo per l’episodio di lunedì al Decathlon di Corciano, che gli è valso il carcere, ma anche in precedenza. Nelle due occasioni a gennaio e marzo in cui è stato denunciato per altrettanti “approcci” ad adolescenti. “Il 16 gennaio - ha risposto nel corso dell’interrogatorio - ho chiesto ad un ragazzo sull’autobus se poteva aggiustare il computer della mia bambina che era a casa mia, non ho toccato questo ragazzo, sono stato frainteso”. Mentre nel caso di marzo, il secondo ragazzo, avvicinato sempre per chiedere aiuto per un computer lo avrebbe chiamato “amore”. “Non è vero che l’ho fatto”, ha detto al gip.

 

 

Ma Frabotta, che ha accolto la richiesta di misura cautelare in carcere del pm, Gemma Miliani, non ha dubbi: “Le dichiarazioni sono del tutto inattendibili e menzognere perché clamorosamente smentite dai filmati di videosorveglianza” del Decathlon. Ma questo non ha impedito al 29enne arrestato per violenza sessuale aggravata su un minore di raccontare una storia inverosimile al gip su quanto accaduto prima dell’arrivo della squadra volane che gli ha messo le manette ai polsi. In sede di interrogatorio di garanzia infatti, nonostante le dichiarazioni della vittima e le riprese delle telecamere che lo immortalano mentre aspetta all’uscita il ragazzo e poi lo segue fino al suo motorino, ha sostenuto di non averlo mai fatto e di avere magari essersi avvicinato per andare a riprendere il suo bambino (non inquadrato dalla telecamera). Per il gip non c’è dubbio: l’arrestato ha “spudoratamente mentito” anche quando ha sostenuto di aver al più toccato una spalla del 15enne per ringraziarlo delle informazioni che gli aveva dato quando invece la vittima ha spiegato che l’uomo lo ha braccato da dietro e con l’altra mano gli ha toccato le parti intime.