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Sesso in chat con ragazzi minori, il prete arrestato gli diceva: "Mi piacerebbe farlo in tre"

Francesca Marruco
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A me piacerebbe fare l’amore con te  e con lui che non l’ho fatto mai in tre”. E’ una delle tantissime richieste choc intercettate dagli inquirenti  e contenute nell’ordinanza di custodia cautelare con cui il gip di Palermo, Fabio Pilato, ha spedito in carcere il parroco di San Feliciano di Magione, don Vincenzo Esposito. “Padre Vincè” per i minorenni di Termini Imerese, 16-17enni a cui il regligioso  inviata soldi tramite Poste pay in cambio di videochiamate a sfondo sessuale. Ed è proprio lui, il don, che in paese sulle rive del Trasimeno era conosciuto come “brava persona” a proporre pure un rapporto a tre ai ragazzi che di continuo gli chiedevano ricariche da dieci, venti, o trenta euro per soddisfare le sue richieste. Soldi che, per il gip, a volte avrebbe anche prelevato dalle offerte lasciate dai fedeli in chiesa.

 

 

Nella squallida vicenda, per cui Esposito - 63enne originario di Caltavuturo nel palermitano a San Feliciano dal 2013 - è finito in una cella del carcere di Spoleto, è coinvolta anche la mamma di uno dei minori. La donna, residente a Termini Imerese, è stata messa agli arresti domiciliari. In un’occasione è lei stessa a sollecitare il figlio: “Facci un video e sto video lo mandi al prete e gli dici mio padre mi ha buttato fuori ora come devo fare io, mi devi mandare i soldi per il biglietto, con venti euro non arrivo neanche a Messina gli dici”. Secondo quanto emerso, avrebbe prelevato quei soldi mandati dal sacerdote e li avrebbe tenuti per lei in qualche occasione. Nelle 143 pagine di ordinanza di custodia cautelare il gip parla di “condotta di estrema gravità penalmente rilevante, potendo affermarsi che, con cadenza quasi giornaliera, l’Esposito è solito intrattenere rapporti telematici di natura esclusivamente sessuale con soggetti di minore età, li induca a compiere atti di autoerotismo, talvolta in presenza fra di loro, dietro la promessa e corresponsione di somme di denaro che vengono caricate sulle carte post pay in uso ai minori stessi”.

 

 

Il giudice che, su richiesta della Procura ha disposto la misura in carcere, sottolinea poi come il parroco abbia “dimostrato di essere in balìa dei propri impulsi sessuali, e totalmente privo di poteri di autocontrollo che notoriamente dovrebbero connotare un individuo, tanto più animato da un’apparente fede religiosa”. Sempre il gip a parlare di “perverso modus operandi in totale spregio dei principi di etica e di religiosità che dovrebbero ispirare il suo comportamento”. In una delle tantissime telefonate che precedono uno degli incontri online - tramite Whatsapp e Messenger - il prete chiede al ragazzino un video girato in maniera particolare: “Mandamene uno dove si vede il tuo volto mentre godi... che mi piace molto..”. Il gip lo accusa pure di aver “saputo impostare un gioco psicologico di dipendenza, ed anche di affetto, inducendo in tentazione i ragazzini con le ricompense economiche, e così approfittando delle umili origini e della situazione di bisogno”. Dal carcere, per il tramite del suo legale, don Esposito si dice innocente.  Oggi si terrà l'interrogatorio di garanzia.