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Umbria, c'è l'okay al progetto per Fcu: l'obiettivo è dimezzare i tempi di percorrenza

Alessandro Antonini
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Addio treni lumaca sull’Fcu. E’ stato depositato da Italferr il progetto per la messa in sicurezza e la velocizzazione della tratta Città di Castello-Perugia. L’unica attiva al momento. Il documento è stato consegnato a Rfi, che ha dato l’ok. Entro l’anno dovrà esperire la gara nazionale per affidare questo e altri progetti di potenziamento delle tratte regionali. Secondo Enrico Melasecche, assessore regionale umbro ai Trasporti, i lavori potrebbero partire già nella primavera del 2022.  Il piano d’intervento prevede l’installazione del sistema di controllo marcia-treno. Sensori da posizionare nelle stazioni e sui vagoni per permettere la frenata in condizioni di massima sicurezza.

 

 

 

 

Ma non finisce qui. C’è anche l’accordo raggiunto con il Comune di Perugia per l’abbattimento dei quattro passaggi a livello che obbligano i convogli a ridurre la velocità fino a 20 km orari se non ad arrestarsi. Il progetto farebbe passare la velocità media attuale a 45 km orari a 95. Più di un raddoppio. I tempi di percorrenza “a fine riorganizzazione”, precisa Melasecche, da un’ora e 50 minuti - è quanto occorre al momento comprese le fermate - si ridurrebbero a un’ora circa. Quasi dimezzata. E’ anche in corso una trattativa con Busitalia per arrivare anche corse senza troppe soste. “Grazie al confronto aperto formalmente un anno fa con Busitalia”, assicura l’assessore, “abbiamo avanzato tutta una serie di richieste precise fra cui la possibilità di realizzare corse veloci saltando le piccole stazioni in modo da recuperare utenza nei comuni maggiori come Città di Castello, Trestina, Umbertide. La disponibilità ad ascoltare i sindaci è assoluta. La Regione insiste non da oggi per ottenere almeno una coppia di treni in orari di punta in modo da soddisfare la maggiore utenza possibile”.

 

 


In questa fase, sia la lentezza dei treni sulla vecchia centrale umbra, sia lo stop (dal 2017) della tratta sud Perugia- Terni e del collegamento tra Ponte San Giovanni e Sant’Anna, hanno ridotto al minimo l’utenza. Di oltre l’80%. I passeggeri hanno scelto l’auto privata o gli autobus sostitutivi allestiti dallo stesso soggetto gestore, Busitalia. Tornando al progetto di velocizzazione, buone notizie sul fronte sostenibilità economica: inizialmente il costo era stimato in 46 milioni di euro. Si è arrivati a un cifra molto più bassa: 25 milioni. Melasecche parla di “prezzo calmierato”. Ma la vera sfida è la riapertura di tutti i 151 km della Ferrovia centrale umbra. Qui i soldi che servono sono molti di più: oltre 160 milioni. L’asse ferroviario che attraversa la regione è stato inserito nel Pnrr. Quindi per non perdere il finanziamento tutto dovrà essere concluso e rendicontato entro il 2026. Non è cosa facile: dopo quattro anni di completo abbandono va rifatto tutto l’armamento. “In questo quadro di progressivi quanto significativi passi avanti – ha precisato l’assessore – abbiamo ottenuto 163 milioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza ed intendiamo conseguire entro il 2026 la totale riapertura della linea. Rfi sta già progettando gli interventi”. 

 

 

 

Rimane il problema del reperimento degli oltre quattro milioni per la rimessa in funzione dei quattro Minuetto, “seminuovi, che giacciono da anni alla mercè dei graffitari sui binari della stazione di Umbertide e che andranno a sostituire gradualmente gli attuali vettori a gasolio, con il nuovo materiale rotabile elettrico che stiamo reperendo”. Quella che appariva “ una missione impossibile costituisce oggi una tra le più brillanti operazioni di riapertura e rilancio a fini anche turistici della storica ferrovia regionale”, conclude Melasecche.