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Perugia, Monteluce resta la grande incompiuta e le ditte chiedono tre milioni

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Alessandro Antonini
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Resta la più grande incompiuta d’Umbria: è il complesso immobiliare Nuova Monteluce. Partito nel 2006, con un fondo dal valore di 60 milioni, il gruppo di immobili creato ad hoc per rilanciare il quartiere e le sue funzioni si è arenato. Complice la crisi economica ma anche la difficile collocabilità dei lotti. Da un anno è stato attivato un piano di salvataggio, con un fondo immobiliare, Amco Prelios, che è subentrato a Bnp Paribas. Entro il 10 settembre va presentato il progetto di rilancio. Ma la condizione necessaria per evitare la falsa partenza è l’accordo con le ditte creditrice. Nel progetto Prelios è previsto il “saldo e stralcio”. Ma il consorzio delle ditte non ci sta. Giusto ieri il portavoce Mario Riccioni ha detto al Corriere dell’Umbria che “le imprese esigono il pagamento integrale delle nostre spettanze. Sono quattro anni che attendiamo. Peraltro questa proposta di saldo e stralcio non ci è stata ancora ufficialmente presentata. E sappiamo che il progetto è da approvare entro la prima decade di settembre”.

Negli ultimi mesi qualcosa si è mosso.
Il contenitore creato da un gruppo di banche per rilanciare i fondi immobiliari decotti in giro per l'Italia ha iniziato a pagare le manutenzioni ordinarie del complesso dell'ex policlinico, che 15 anni fa valeva 60 milioni e ora si è quasi completamente svalutato. Dopo la proroga di un anno della vita del fondo stesso, a far data dal dicembre scorso, gli emissari Prelios-Amco lo scorso maggio hanno incontrato la governatrice, Donatella Tesei, e gli altri soggetti pubblici e privati coinvolti. In quell’occasione sono state presentate e vagliate le richieste per effettuare gli interventi di riqualificazione e rilancio del complesso. 
Primo step quello dei parcheggi, per i quali ci sarebbe già un compratore interessato. Un gruppo romano leader del settore. Anni addietro di è fatto avanti ma senza esito. Ora Prelios punta a collocare le aree sosta, circa 400, come primo tassello del puzzle.
Poi c'è una palazzina da costruire dirimpetto la clinica di Porta Sole. Anche qui l'acquirente già ci sarebbe. Va completato l'edificio che doveva ospitare ambulatori e uffici Usl per una nuova casa della salute. Resta il nodo dell’edilizia residenziale: una importante porzione è dedicate alle case ad affitto calmierato. In questo caso la collocazione sul mercato è ardua, in questa fase. Il fondo tuttavia è pronto ad investire. Altra conditio sine qua non è la definizione dei crediti con la banca tedesca che non è rientrata nella piattaforma. E le 28 aziende edili che hanno effettuato i lavori sin qui, che devono prendere i tre milioni di euro citati. Senza accordo andranno avanti le ingiunzioni di pagamento fino al fallimento. Prelios ha parlato di saldo e stralcio in una lettera inviata ai quotisti, in cui manifestava l’intenzione di rilanciare il piano di vendita, senza però indicare una percentuale. Certo nell’offerta ci sarà anche il completamento dell'intervento edilizio rimasto incompiuto: commesse che andrebbero appannaggio delle stesse ditte. Che però si troverebbero costrette ad anticipare ancora i pagamenti ai fornitori.
L'alternativa è la liquidazione giudiziale e la perdita dei 50 milioni messi nell'operazione sotto forma di liquidi e immobili sia dalle banche che dagli enti pubblici, su tutte la Regione dell’Umbria. 


Intanto ieri in consiglio comunale, dopo la seduta rinviata per mancanza del numero legale la scorsa settimana, è passato l’ordine del giorno della minoranza che impegna la giunta a intervenire per sbloccare la situazione. Che, per dovere di verità, si è incartata nelle precedenti amministrazioni. Senonché la maggioranza si è divisa: FdI ha votato contro, gli altri si sono astenuti. Nell’atto firmato dal gruppo Pd si rammenta che i lavori bloccati dal 2018 per l’ala in cui dovrebbero approdare alcuni uffici del Comune hanno creato un danno economico alla stessa amministrazione di Perugia: si è vista aumentare il canone di locazione degli immobili adiacenti (presi in affitto in attesa della fine dei lavori, mai arrivata) di più di 65.000 euro annui. Il ritardo, avrebbe creato un danno anche al fondo “visto che negli anni passati si è registrato l’interesse di alcune società in partecipazione pubblica ad acquisire l’immobile attualmente occupato dagli uffici comunali”, è riportato nell’odg.