Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Cadavere riemerso dal Trasimeno, il precedente di Francesco Narducci: un caso durato 32 anni

  • a
  • a
  • a

Il cadavere riemerso dalle acque del Trasimeno, a Sant'Arcangelo di Magione, all'altezza del camping Village Polvese, ha fatto venire alla memoria subito il caso Narducci, anch'egli riemerso dal lago a ridosso del molo, sempre di Sant'Arcangelo. Per quanto riguarda la signora di 56 anni l'ipotesi più accreditata è quella del suicidio. La donna era scomparsa da casa da Tavernelle nella giornata di domenica scorsa.

 

 

Solo giovedì 29 luglio il ritrovamento, a distanza di quattro giorni. Diverso il caso Narducci, per quell’accostamento al “mostro di Firenze” che ha finito con l’aleggiare minaccioso intorno al fatto risalente al 1985. Ma ripartiamo da quel tragico 8 ottobre, quando Francesco Narducci brillante professionista, appartenente ad una facoltosa famiglia perugina, scompare al Trasimeno.

 

 

Il riconoscimento fu effettuato da due suoi amici direttamente sul posto e consacrato nel verbale di ricognizione del medico di turno di fronte alla folla. La procura perugina a distanza di oltre 15 anni nutre ed alimenta sospetti sulle modalità della morte ed apre una indagine che coinvolgerà tutti gli uffici giudiziari. Vengono fatte e date in pasto alla stampa ipotesi d’ogni tipo: dall’omicidio allo scambio di cadavere, fino al presunto coinvolgimento del medico nei delitti del “mostro”. Due procure, quella perugina e quella di Firenze, impegnano uomini e mezzi a tempo pieno per svolgere indagini in questa direzione preferenziale. A contrastare questa immensa e motivata struttura investigativa ci pensa fin dall’inizio l’avvocato Alfredo Brizioli, grande amico di Francesco unitamente al padre Antonio (morto non molto tempo fa). Dal 2001 al 2005 accade di tutto: Brizioli si erge a difensore dell’amico di gioventù con estrema decisione, dando vita a veri e propri scontri sul piano procedimentale con gli investigatori. Per il legale, l’amico Francesco è morto per una disgrazia. Punto e basta. Nonostante questo, per anni, non si parla d’altro che del caso Narducci. Con Brizioli che viene messo sotto pressione dalla procura fino a costringerlo a rinunciare all’incarico difensivo.

 

 

Ma tutto quello che è stato fatto dal legale in 5 anni sarà la base sicura che porterà all’affermazione in giudizio della verità da lui sempre sostenuta. Interverranno sentenze definitive che consacreranno l’impostazione delle indagini con l’assoluzione di tutte le persone ingiustamente coinvolte nella vicenda. Il verdetto finale (arrivato nel 2o17) si riassume in parole a questo punto scontate: non è mai esistito un caso Narducci e a pagare per questo grave errore giudiziario restano tutti coloro che sono stati costretti a vivere questa vicenda con fatica e dolore. Ora il caso della signora ritrovata ancora una volta al lago Trasimeno, con l'ipotesi suicidio che sembra essere la più accreditata dagli investigatori.