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Umbria, ripresa nel settore dello spettacolo: resta l'incognita green pass ed eventi al chiuso in autunno

Sabrina Busiri Vici
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Fonici, elettricisti, tecnici delle luci, assistenti di palco. Chi opera dietro le quinte dello spettacolo è tornato a lavorare anche in Umbria a pieno ritmo. Il Corriere dell’Umbria ha raccolto alcune testimonianze tutte concordi: da giugno a settembre non ci sono giorni liberi, sold out. Ma incombe sul settore due grandi incognite: il green pass estivo con i posti contingentati e il ritorno negli spazi al chiuso in autunno.

 

Con un precedente: il lockdown aveva portato una pesante contrazione delle giornate lavorative dalle 300 mila del 2019 alle 197 mila del 2020 (dati Osservatorio Inps). Con i lavoratori dello spettacolo calati da 3.008 a 2.249 in Umbria nell’arco di dodici mesi. Aldo Contini, titolare della Set Music Service (azienda nata nel 1984 ndr) ingegnere del suono oltre che pianista, un anno fa si è fatto promotore di un movimento per sensibilizzare amministrazioni e governo rispetto al lavoro che mancava e alle difficoltà piombate con il Covid sul settore dello spettacolo dal vivo. Contini allora denunciò tutte le problematiche di chi era rimasto disoccupato; adesso racconta la ripresa: “Soprattutto per quanto riguarda le produzioni minori - spiega Contini - in quanto ancora quelle grandi non sono in grado di ripartire viste le tante incognite legate alle possibilità di presenze e vendite reali dei biglietti”. In Umbria festival, rassegne ed eventi si sono rimessi in moto repentinamente e il lavoro è ripreso di riconcorsa: “Gli organizzatori spiega Contini - sono partiti in ritardo per l’incertezza della programmazione, non c’erano cartelloni definiti e pronti. Il calendario si è spostato in avanti, prevendendo meno problematiche con il progredire delle vaccinazioni”.

 

La Set Music Service è una realtà in cui operano attualmente dalle 10 alle 12 persone quotidianamente impegnate nell’allestimento degli eventi ma per loro ancora la ripartenza del lavoro non coincide con entrate piene. Perché? “C’è un problema di sostenibilità degli eventi legato proprio alle capienze ridotte - spiega Contini -. Chi organizza si trova davanti a spese maggiori rispetto a incassi nettamente più bassi proprio per il contingentamento e distanziamento richiesti dalle misure anti-Covid. Con questo dobbiamo fare, ragionevolmente, i conti tutti. Gli organizzatori ci chiedono una mano nel poter tenere i prezzi bassi. Noi dobbiamo assicurare un servizio professionale con budget all’osso. Tentiamo di darci una mano considerando le contingenze ma si spera davvero in tempi migliori. Le difficoltà maggiori le avremo dopo il 6 agosto con l’entrata in vigore del green pass che mitigherà la fruizione soprattutto della fascia under 30”. Si va dunque verso la ripresa ma non è certo ancora il momento delle vacche grasse. Lo conferma Francesco Federici, elettricista teatrale della Cooperativa Core (azienda nata nel 2018 con una ventina di professionisti): “Da fine giugno a oggi il lavoro è stato continuo. Andrà avanti così fino a settembre ma la grande incognita arriverà con l’autunno, quando si inizierà a fare gli spettacoli al chiuso”. Daniele Giraldi della Sps Service aggiunge un altro elemento: “C’è un problema di disponibilità del personale perché con lo stop causato dal lockdown molti lavoratori si sono reinventati per necessità e oggi non è facile trovare le giuste professionalità disponibili a fronte delle numerose richieste. Questo significa, di fatto, il dover sopperire con turni massacranti”.