Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Gli imprenditori umbri: "Seguiamo con attenzione le vicende della Tunisia"

  • a
  • a
  • a

"Seguiamo con attenzione l’evolversi degli accadimenti”. Da Colacem (principale società del gruppo Financo che in Tunisia è attiva con uno stabilimento per la produzione di cemento proprio a ridosso della capitale, la società Cat) arrivano segnali rassicuranti sulle ripercussioni della crisi politica che sta attraversando il Paese per le imprese dell’Umbria che in Tunisia hanno investito. La Colacem di Gubbio è una di queste. Lo stabilimento di Tunisi conta 220 dipendenti diretti, cui poi vanno aggiunti quelli dell’indotto. La cementeria è una delle più avanzate e moderne dell’Africa, in prima linea nel campo della sostenibilità e dell'efficienza energetica. “Al momento la produzione del nostro stabilimento non presenta alcun rallentamento - evidenziano dal gruppo Colacem - le stesse vendite e consegne dei prodotti a clienti risultano regolari”.

 

 

 

 

In Tunisia è attiva anche la Ise srl, l’azienda con sede a Fossato di Vico, specializzata nella produzione di cablaggi elettrici ed elettronici, quadri e assemblaggi elettrici che nel 2014 aveva acquisito la Cablex Sarl, azienda tunisina che opera nei settori del cablaggio e dello stampaggio in plastica. Nello stabilimento al momento sono impiegati una settantina di operai. “Presto per parlare di possibili ripercussioni, forse tra un paio di settimane il quadro della situazione potrebbe essere più preciso”, evidenzia Claudio Brunetti, che ne è l’attuale presidente affiancato dai figli Brunetto e Lorenzo. La tensione a Tunisi è alta dopo il colpo di mano del presidente, Kais Saied, che ha assunto il potere esecutivo. I suoi sostenitori si sono scontrati con quelli del partito islamista Ennahda di fronte al Parlamento di Tunisi, che è stato circondato dalle forze armate dopo che Saied, domenica sera, ne ha decretato il congelamento per 30 giorni. Il capo dello Stato assicura che “non si tratta di un colpo di Stato” e di aver agito nei limiti della Costituzione del Paese. 

 

 

 

 

Questo nonostante abbia anche deciso di imporre il coprifuoco notturno dalle 19 alle 6 in tutto il Paese e lo stop al lavoro dei dipendenti pubblici per due giorni. Non è stata esclusa, inoltre, l’adozione di altre misure nei prossimi giorni. La crisi tunisina ha messo subito in allerta gli altri Paesi: l’Italia ha espresso preoccupazione per la situazione e per le sue potenziali implicazioni, rivolgendo “un appello alle istituzioni tunisine affinché venga garantito il rispetto della Costituzione e dello stato di diritto”. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha sentito il capo della diplomazia Ue Joseph Borrell in una telefonata dove è stato ribadito “l’impegno condiviso per garantire stabilità nel Paese”. Una situazione in continua evoluzione che le aziende umbre che lì hanno rapporti commerciali stanno seguendo con pathos.