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Perugia, Samuele ucciso dalla stretta al collo della trans indagata

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Francesca Marruco e Alessandro Antonini
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Samuele è morto per “il violento afferramento del collo” da parte della trans, Pinheiro Reis Duarte Hudson, indagata per omicidio preterintenzionale e mai arrestata o sottoposta a misure. In particolare , per la “forte compressione esercitata” con il pollice della mano destra che ha addirittura causato “una circoscritta area contusivo-emorragica che coinvolgeva la biforcazione carotidea e un piccolo tratto sottostante della carotide comune e, all'esterno di essa, il nervo vago per un’area di circa 1 cm”. E’ quanto emerge dalla relazione autoptica depositata nei giorni scorsi dai medici legali Mauro Bacci, Sergio Scalise Pantuso e Paola Melai delegati dalla Procura di Perugia ad eseguire tutti gli accertamenti medico legali non solo sulla vittima, il ventenne De Paoli, ma anche sull’indagata.  La relazione autoptica conclusiva conferma dunque quanto emerso già in un primo momento, ovvero che il ragazzo è deceduto per arresto cardiaco riflesso vaso-vagale. I medici legali spiegano inoltre che “L'evento mortale è stato in parte favorito dalla assunzione di cocaina e dallo stato di eccitazione ad essa riferibile”. Anche se, puntualizzano gli stessi, pur essendo “un consumatore abituale”, lo era in modo “moderato” e quella sera, come emerso anche dalle testimonianze degli amici che erano con lui, aveva assunto cocaina e “modeste quantità di alcol”.

 


Non è stato possibile invece stabilire se anche l’indagata quella sera avesse assunto droga e alcol perché i prelievi su di lei sono stati effettuati solo 10 giorni dopo i fatti. Ad ogni modo, i medici legali sostengono che “che il soggetto è assuntore abituale di cocaina ed alcool etilico; si rappresenta inoltre che le concentrazioni potrebbero risultare sottostimate dal trattamento cosmetico dei capelli (tinta e/o decolorazione)”. 
E, sempre dalla relazione autoptica, emerge che le fratture delle costole potrebbero essere state causate “dalla caduta all’interno del canale” e non necessariamente dai pugni che le ha dato Samuele e che le hanno causato “contusioni multiple al volto”. 

 


Patrizia ha raccontato così i momenti che hanno preceduto la morte del giovane: “Mentre c'era questa discussione(per motivi legati al rapporto sessuale, ndr) il giovane già nudo, era sceso dalla macchina venendo dalla mia parte, aprendo lo sportello e prendendomi per i capelli, ha iniziato a colpirmi con dei pugni al volto e al corpo quando mi trovavo ancora dentro. Lui mi colpì anche con un bastone, o comunque con un corpo contundente, sul volto. Io iniziai a perdere sangue e venni tirata a forza fuori della macchina, anche perché presa per i capelli. Nella colluttazione riuscii a togliergli di mano il bastone e gettarlo via. Ad un certo punto siamo entrambi caduti nel fosso che era pieno d'acqua anche, perché stava piovendo, io ero sotto e lui sopra di me e continuava a colpirmi con i pugni. Io lo afferrai per la gola con la mano perché l'altra mi era immobilizzata dall'aggressore ma, riuscita a divincolarmi dalla presa, lo colpii con un pugno al volto. Dopo il pugno ha smesso di colpirmi e io sono riuscita a liberarmi fuggendo mentre lui rimaneva lì fermo. Mentre scappavo mi chiedeva aiuto per farlo uscire dal fosse, dicendomi che era ubriaco e che non riusciva ad alzarsi da solo”. Ma Patrizia non lo ha aiutato e Samuele è morto. Adesso starà al Procuratore Aggiunto, Giuseppe Petrazzini, decidere se mantenere l’iniziale ipotesi di omicidio preterintenzionale, oppure modificarlo. La famiglia di Samuele, assistita dall’avvocato Valter Biscotti, ha sempre chiesto una misura custodiale per l’indagata che venne individuata la sera stessa dalla squadra mobile grazie a telecamere e una testimonianza.