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Processo per la truffa della differenziata in Umbria, scatta il risarcimento da mezzo milione per i Comuni

Alessandro Antonini
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Truffa della differenziata ai 24 Comuni dell’ambito perugino e del Lago: il processo non è ancora finito ma già scattano i primi rimborsi. 
In ballo ci sono 566 mila euro di fondi confiscati che potranno essere attinti dalle amministrazioni municipali. Nelle more del procedimento il 13 luglio scorso è stata definita una prima verità giudiziaria per le società coinvolte - il processo è a carico dei precedenti amministratori - ossia Gesenu e Tsa, gestori del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti.

C’è stato il patteggiamento. Ebbene le somme sequestrate possono già essere redistribuite ai municipi riconosciuti come parti offese nel procedimento. Il primo a muoversi è Palazzo dei Priori, che ha già scelto il legale che dovrà fare istanza di assegnazione del denaro. Lui è Luca Gentili. Nella determina 1568 del 21 luglio scorso si dà atto che è “intercorsa, e passata in giudicato, una sentenza di patteggiamento sulla responsabilità ex legge 231/2001 da parte delle due ditte responsabili civili, e cioè la 246/2021 del 15 aprile 2021 del gip di Perugia, e, dunque, ha evidenziato l’opportunità di fare istanza in sede esecutiva penale per l’assegnazione delle somme che erano state a suo tempo sequestrate ai predetti enti ed oggetto di confisca ‘con salvezza di diritti dei terzi danneggiati’ e riconosciuti pro quota anche al Comune di Perugia”. L’udienza è fissata per il 7 ottobre.Sulla differenziata tarocca, in cui viene contestato anche il danno ambientale, la Procura e il corpo forestale hanno scoperto un sistema orchestrato proprio dalle società che lo gestivano: i costi della selezioni venivano addebitati ma in discarica i rifiuti venivano mescolati.

La procura di Perugia aveva chiesto il rinvio a giudizio per sette società e sedici persone, a dieci delle quali viene contestata l'associazione per delinquere "al fine di commettere una serie indeterminata di reati di traffico di rifiuti, gestione illecita di rifiuti, inquinamento ambientale, falso in registri e in atto pubblico, frode in pubbliche forniture, frode, truffa aggravata e “comunque attività illecite necessarie a consentire il conseguimento di profitti ingiusti da parte di Gesenu, Tsa e Gest nella gestione dei rifiuti prodotti dall'Ato2", è scritto nel capo di imputazione.