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Perugia, baristi e ristoratori pronti per il green pass. Ma gli under 30 protestano. Mio Umbria annuncia un sit-in

Sabrina Busiri Vici
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Orfeo Marietti, storico ristoratore perugino, è pronto al green pass. “Pur di sconfiggere questo maledetto virus va fatto”, dice. Il suo ristorante è una terrazza sulla Perugia che corre verso Assisi e rispetto ai 150 posti a regime attualmente ne ha in funzione 90. “Siamo comunque tornati a lavorare bene e dobbiamo continuare a farlo, se si dovesse chiudere di nuovo questa volta sarebbero molti a non riaprire”. 
Il 6 agosto entreranno in vigore le nuove norme che impongono l’obbligo della certificazione verde, che attesti vaccinazione, tampone (ultime 48 ore) o guarigione, per frequentare locali al chiuso. Per gli operatori del settore c’è ancora poca chiarezza sulle regole e le modalità da rispettare ma è altrettanto ferma la determinazione a seguire le regole per non tornare a un altro lockdown. 
“Non capisco bene che differenza possa esserci fra il consumo al bancone e il tavolo interno, per l’uno no green pass e per l’altro sì. detto questo siamo pronti a organizzarci”, riporta Sadit mentre serve il caffè nel bar degli sportivi a Sant’Ercolano. Decisa ma convinta che perderà clienti è Simonetta Moretti: “Non ho spazi esterni e il mio bar è frequentato da una clientela fissa, purtroppo le nuove regole penalizzeranno chi non ha potuto o non ha voluto fare il vaccino. Tant’è che un cliente mi ha già detto: dopo il 6 agosto non ci vedremo per un po’...”.

 


Sul versante opposto, ovvero no deciso al green pass, c’è Enrico Guidi, coordinatore di Mio Umbria: “Siamo ristoratori non controllori, non capisco perché dobbiamo farci carico di ulteriori costi e nuove problematiche con la capienza dei locali all’interno già ridotta del 50%. Siamo pronti a scendere di nuovo in piazza. Il Governo fa ancora una volta ricadere sulle nostre spalle l’incapacità di gestire situazione ad alto rischio come lo sono stati gli assembramenti degli Europei o le notti bianche in Riviera”. Guidi prosegue: “Siamo in attesa di capire come la verifica dei certificati avverrà. Così come non possiamo accettare che aziende in timida ripresa, che stanno alzando adesso la testa, possano sopportare sanzioni o ulteriori stop punitivi. Senza parlare della gestione del personale giovane stagionale non ancora vaccinato. Che faccio lo devo tenere a casa? E chi mi lavora? E loro da chi vengono pagati?”. 
Quesiti che ripropone anche Giuliano Granocchia, presidente di Confesercenti Umbria: “La maggior parte dei lavoratori stagionali di bar e ristoranti sono giovanissimi e quindi non vaccinati ma non per loro volontà. Sarebbe quindi opportuno inserire queste persone in categorie prioritarie. Confesercenti ha calcolato, anche se in maniera approssimativa, un impatto per le attività economiche di 150 milioni di euro per l’Umbria a causa dell’introduzione del green pass. “Ci sono anche problemi legati alle responsabilità e alla privacy - evidenzia - che ovviamente non vanno sottovalutati”. 

 


E infine a fare i conti con le restrizioni ci sono soprattutto gli under 30, solo il 25% risulta attualmente in lista in Umbria, Margherita rientra nella categoria. “Questo provvedimento: mi fa sentire discriminata”, confessa “Ci dicono che siamo liberi di immunizzarci e poi ci tolgono tutte le libertà. Siamo dunque costretti a farlo”. Sharon, siciliana, anche lei under 30 lavora negli uffici giudiziari, e il vaccino racconta lei di averlo fatto: “Per motivi di lavoro ho già fatto la doppia dose da qualche settimana: mi sento più libera”. Nel pomeriggio di venerdì 23 luglio  il tema si è fatto ancora più caldo: una delegazione di under 30 si è data appuntamento ai giardini di piazza Italia per ribadire: “Vaccinazioni più veloci, non discriminateci”.