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Umbria, lo stress da Covid torna a salire. Il presidente dell'Ordine degli psicologi: "Trovare equilibrio tra libertà e responsabilità"

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"Lo stress torna a risalire per colpa della pandemia”: a dirlo è David Lazzari, presidente nazionale dell’Ordine degli psicologi basandosi sui risultati dell’indagine periodica che viene realizzata dall’Istituto Piepoli. “Se quindici giorni fa il livello di stress si era sensibilmente abbassato - dice Lazzari - l’ultima rilevazione evidenzia un balzo in avanti di sei punti con l’andamento dell’emergenza sanitaria che viene considerata una delle principali fonti di preoccupazione. Ci si sente combattuti tra il bisogno di vacanza e di rimettere in moto l’economia e la necessità di tutelare la salute pubblica - spiega Lazzari - Serve trovare il giusto equilibrio tra libertà e responsabilità: la libertà del singolo non può essere estrapolata dal perseguimento del bene generale”.

 

 

Il presidente Lazzari si dice anche preoccupato dall’ipotesi di un eventuale ritorno in Dad per gli studenti: “Sarebbe una tragedia”, evidenzia. Il presidente dell’Ordine si rifà anche a quanto emerge dal rapporto Invalsi diffuso nei giorni scorsi: alle medie il 39% degli studenti non ha raggiunto risultati adeguati in italiano, il dato sale al 45% in matematica. Alle superiori il dato sale rispettivamente al 44% e al 51% con un + 9%. Il dato, nazionale, coincide quasi perfettamente con quello dell’Umbria. “Il disagio dei ragazzi si riversa anche nell’apprendimento”, commenta Lazzari. “A questo proposito è necessario agire sulla prevenzione - spiega - e mettere in atto una campagna di comunicazione efficacie  in maniera tale da convincere la famiglie ad adottare atteggiamenti responsabili”. Per Lazzari serve rinforzare la psicologia pubblica e potenziare la figura dello psicologo scolastico.

 

 

 

 

“L’Umbria - evidenzia - è purtroppo una delle regioni che accumula i ritardi maggiori da questo punto di vista. Da anni andiamo ripetendo l’importanza di garantire al cittadino un’assistenza sanitaria pubblica”. Emblematico l’ultimo studio dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco: nel 2020, dalla prima ondata di Covid 19 in poi, si è registrato un aumento di farmaci ansiolitici (+12%), soprattutto nelle regioni del centro Italia, Marche (+68%) ed Umbria (+73%). E durante la cosiddetta fase 2 dell’epidemia, l’acquisto di questi farmaci è aumentato in misura maggiore rispetto all’incremento già osservato inizialmente. “Questo primato dell’Umbria è imputabile a una concomitanza di fattori - spiega il presidente Lazzari - In primo luogo l’Umbria ha una popolazione in media più anziana rispetto ad altre regioni. In più non c’è un’adeguata normativa per mettere in campo la psicologia pubblica per cui il cittadino-paziente si ritrova ad assumere farmaci senza transitare nella fase intermedia della cura psicologica che, privatamente, non tutti possono permettersi. A tutto questo va ad aggiungersi che gli umbri provengono anche da un periodo di stress dovuto al sisma. Subito dopo il terremoto eravamo riusciti a mettere in piedi una rete di assistenza psicologica in Valnerina cui però nessuno ha dato poi seguito. Paghiamo lo scotto di lacune decennali, ci auguriamo che il nuovo Piano sanitario darà finalmente la giusta importanza all’assistenza psicologica pubblica”.