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Terni: scavi archeologici di Carsulae, il ministero della cultura autorizza altri tre anni di ricerche

Giorgio Palenga
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L’obiettivo è riportare definitivamente alla luce tutti i mosaici che vi erano contenuti e, soprattutto, delineare la planimetria della grande domus, una struttura di oltre 1.000 metri quadrati (solo il salone all’ingresso era di 120, 100 dei quali decorati con un mosaico) che appena costruita aveva certamente un utilizzo pubblico per la vita della città.

E’ quanto si prefigge l’associazione Astra per gli scavi archeologici di Carsulae, le rovine romane alle porte di Terni, ripartiti ad inizio di questo mese di luglio 2021 dopo che il ministero dei beni culturali, ricevuto l’ok della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell'Umbria, ha concesso l’autorizzazione per proseguire la campagna di ricerche nel sottosuolo per i prossimi tre anni.

 

Composta da tutti professionisti del settore, archeologi e restauratori, l’associazione Astra ha il sostegno economico della Fondazione Carit ed è diretta da Massimiliano Gasperini, impegnato in prima linea, proprio in questi giorni, nello scavo.

“Stiamo lavorando al lato nord della domus, quello al lato del foro – spiega l’archeologo – in pratica quello dove si trovava l’ingresso che contiamo di riportare alla luce, così poi da poter definire nel dettaglio la planimetria. Dai nostri studi abbiamo rilevato quattro diversi fasi di costruzione e ricostruzione della domus, la prima delle quali, risalente all’epoca Augustea, cioè tra la fine del primo secolo a.C. all’inizio del primo d.C.,  aveva certamente uso pubblico. Probabilmente era sede di magistrati. Nelle fasi successive, invece, alcuni spazi sono stati divisi e rimpiccoliti, è possibile quindi che sia stata ad uso privato”.

I mosaici rappresentano la parte più interessante dello scavo.

 

“Nella prima sala della domus, quella di 120 metri quadrati, ce n’è uno di 100 metri quadrati di dimensione. I mosaici di quel periodo erano realizzati in bianco e nero con disegni geometrici, questo della prima sala rappresenta un labirinto e il bordo raffigura la cinta delle mura con i merli, le torri e le quattro porte della città”.  Per preservare l’integrità dei reperti portati alla luce, però, attualmente non è possibile renderli visibili.

“I mosaici vengono ricoperti di sabbia – dice ancora Gasperini – perché esporli agli agenti atmosferici significherebbe perderli definitivamente. Noi, da archeologi, ci occupiamo di recuperarli, catalogarli e conservarli integri, non è di nostra competenza formulare ipotesi su come si potrebbero valorizzare. Negli anni ’50 sugli scavi archeologici si costruiva o si ricostruiva, prassi che adesso non esiste più”.

La campagna di questa estate proseguirà fino al mese di ottobre 2021, toccando anche altri punti dell’area archeologica, segnatamente nella zona del tempio principale dove è stata trovata una “calcara”, ovvero dove, nell’ultima fase della vita di Carsulae, si riciclavano i materiali recuperati dallo smontaggio di alcuni edifici e strutture della città ormai abbandonata.