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Città di Castello, bambino morto in piscina: tre indagati per omicidio colposo

Francesca Marruco
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Arresto cardiaco per annegamento. Gianmaria è morto cosi. Al centro della piscina in cui giocava con gli altri bimbi a nemmeno sei anni. Era in acqua senza braccioli o salvagente ed è scivolato giù. Col suo metro e venti scarso in una vasca da 1,40. E’ andato a fondo e ha inalato acqua. Bastano anche due minuti per un bimbo così piccolo. I medici legali che ieri hanno eseguito l’autopsia - Massimo Lancia nominato dalla Procura, Sergio Scalise per gli operatori indagati e Walter Patumi per i genitori del piccolo - non hanno riscontrato patologie pregresse o altre possibili cause della morte. Nemmeno una congestione. E nessuno degli esperti si aspetta grosse novità dall’esito degli esami istologici, i cui risultati arriveranno nelle prossime settimane. E’ questo il primo esito dell’esame eseguito ieri pomeriggio a Città di Castello sul corpicino di Gianmaria Ciampelli, il bimbo morto giovedì pomeriggio al Centro Ippico San Giovanni di Città di Castello, dove il piccolo stava stava frequentando il centro estivo.

 

 

Il dramma si è verificato attorno alle 15. Gianmaria ha raggiunto la piscina dopo il sonnellino del pomeriggio e in pochi istanti la tragedia. Il piccolo esanime in acqua. Gli operatori del campus per i bimbi presenti, gli stessi due che ieri hanno ricevuto un avviso di garanzia insieme all'amministratore unico dell'azienda agrituristica, sarebbero immediatamente intervenuti chiamando il 118. I sanitari hanno tentato per oltre un’ora di rianimare il piccolino, ma non c'è stato nulla da fare per far ripartire il suo cuore. I carabinieri della compagnia di Città di Castello, coordinati dal procuratore Aggiunto di Perugia, Giuseppe Petrazzini, titolare de fascicolo, hanno immediatamente ascoltato tutti i presenti e acquisito le registrazioni delle telecamere di videosorveglianza della struttura.

 

 

Ieri mattina il magistrato ha fatto recapitare un avviso di conferimento di incarico per accertamenti peritali ai tre indagati. Per tutti la contestazione è di omicidio colposo. La titolare del centro in particolare, “per avere previsto un'inidonea organizzazione della vigilanza dei minori presenti”, mentre i due operatori del campus, assistiti dall’avvocato Nada Lucaccioni, “quali addetti al controllo dei minori che si trovavano all’interno della piscina per avere omesso una concreta vigilanza”. Secondo quanto emerge i due operatori avrebbero dovuto badare a circa 25 bambini. Il giorno dopo la tragedia Città di Castello e il mondo del calcio di cui il papà di Gianmaria, l'allenatore Davide Ciampelli, fa parte, si sono stretti attorno alla famiglia del piccolo, sconquassata da un dolore inimmaginabile e ingestibile.