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Terni, Sangemini e Amerino a due fondi internazionali: i Pessina restano al 20 per cento

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Il gruppo Acque Minerali d’Italia, di cui fanno parte Sangemini ed Amerino, passa di mano. I fondi investitori Clessidra e Magnetar hanno acquisito una partecipazione pari all’80% del capitale della società attraverso la sottoscrizione di un aumento di capitale per un importo complessivo di 50 milioni, mentre la famiglia Pessina rimane in AMI con il 20%.

L’operazione è stata ufficializzata all’autorità garante della concorrenza e del mercato e il termine per l’invio di osservazioni è stato fissato per lunedì 19 luglio 2021.

 

L’apporto di Clessidra è di 15 milioni e quello dei fondi Magnetar di 35 milioni, per entrambi vanno dedotti gli importi da corrispondere ai creditori decenti i cui crediti vanno acquistati. AMI utilizzerà l’aumento di capitale per una porzione di 37 milioni di euro per il pagamento del debito prededucibile e privilegiato da soddisfare entro un anno, per due milioni farà fronte ai costi e spese relativi agli abserver, alle consulenze e spese del c.d. remediation plan.

Per il 6 settembre 2021 è fissata l’udienza per i creditori. La famiglia Pessina, i fratelli Carlo e Massimo, avevano firmato l’atto di acquisto di Sangemini ed Amerino, nel 2015, per una cifra concordata l’anno precedente di 16 milioni.

Con l’acquisizione delle acque minerali umbre il gruppo si era notevolmente rafforzato nel settore con decine di marchi tra cui i masterbrand Norda, Gaudianello e Sangemini, 26 sorgenti e 8 siti produttivi, una realtà importante del Paese. In termini occupazionali il prezzo fu salato perché rimase esclusa Sangemini Fruit, che occupava una ventina di lavoratori.

 

Il piano concordatario presentato al tribunale di Milano, prevede, tra l’altro 76 esuberi, su un totale di 355 lavoratori, ad oggi non si conoscono gli eventuali tagli per gli stabilimenti umbri. Il sindacato territoriale alza la voce ed esprime preoccupazione per il futuro.

Entro il 30 giugno 2021 l’Ebitda del gruppo sarebbe dovuto risultare in pareggio “il tutto è stato rimandato al 30 settembre prossimo, - scrivono in un comunicato Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil - evidenziando ancora forti criticità nella produzione e carenze nel settore commerciale”.

Per le parti sociali gli investimenti nei siti umbri “sono risultati sbagliati, incompleti e nettamente inferiori rispetto a quanto previsto negli accordi in passato sottoscritti (Linea vetro mai realizzata) e non funzionali alle produzioni, generando maggiori costi di produzione e inefficienza”. Il sindacato ritiene urgente un tavolo al Ministero dello Sviluppo Economico e un incontro alla Regione Umbra affinché prenda posizione nei confronti della vertenza a salvaguardia dell’occupazione.