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Terni, Sangemini e Amerino: concordato di Ami "fattibile" per i commissari del tribunale di Milano

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Per i commissari giudiziali del tribunale di Milano la proposta di concordato di AMI, Acque Minerali d’Italia, di cui fanno parte Sangemini ed Amerino, è, oggi, economicamente fattibile.

Il piano industriale presentato da AMI prevede tagli di personale e dei costi di struttura, investimenti, rilancio delle produzioni e delle vendite e si sviluppa in cinque anni dalla data dell’omologa e presumibilmente al 31 dicembre 2026. Ora la palla passa ai creditori per il via libera al piano o il suo rigetto che comporta una procedura di fallimento.

Acque Minerali d’Italia potrà contare sull’apporto dei fondi di investimento di 50 milioni di cui 15 di Clessidra e 35 di Magnetar che saranno utilizzati per l’aumento di capitale per una porzione pari a 37 milioni, per il pagamento del debito prededucibile e privilegiato da soddisfare entro un anno, per due milioni farà fronte ai costi e spese relativi agli observer, alle consulenze e spese del c.d. remediation plan, se tutto andrà a buon fine.

 

Il piano prevede la riduzione del personale aziendale in eccesso che riguarderà 76 unità su 355 totali che dovrebbe comportare un risparmio di 3,6 milioni su base annua, e la società ha accantonato 3,3 milioni come fondo rischi di incentivo all’esodo in caso di esito negativo delle negoziazioni collettive relative al licenziamento.

Non è dato sapere ancora se gli esuberi riguardano i lavoratori della Sangemini ed Amerino, che sono una ottantina. Negli anni passati era stato comunque siglato un accordo in Regione tra management e parti sociali in cui erano garantiti i livelli occupazionali.

Sulla situazione intervengono le sigle regionali di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil che esprimono forte preoccupazione per il futuro del gruppo Ami anche in relazione alla sostenibilità del concordato presentato al tribunale di Milano, dopo la relazione semestrale presentata dai commissari mandatari alle parti interessate.

 

“Nel documento si apprende – sostiene il sindacato - che il termine del 30 giugno 2021, entro il quale l’Ebitda del gruppo sarebbe dovuto risultare in pareggio, il tutto è stato rimandato al 30 settembre 2021, evidenziando ancora forti criticità nella produzione e carenze nel settore commerciale”.

Per le parti sociali è necessario sviluppare una rete commerciale che valorizzi tutti i marchi prodotti nei siti umbri e che non può bastare la sola produzione di acqua di primo prezzo. Le scelte sbagliate della gestione delle risorse non devono ricadere sui lavoratori, e per il sindacato è urgente un tavolo ministeriale e un incontro alla Regione Umbria, che conferma lo stato di agitazione.