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Umbria, aumentano i poveri: +30% in un anno

  Sabrina Busiri Vici
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Aumentano i poveri in Umbria. Criticità e diseguaglianze sono esplose con il diffondersi della pandemia da Covid-19. A rilevarlo è il sesto Rapporto diocesano sulla povertà. I dati raccolti mostrano un aumento del 26% delle richieste di aiuto, che nel caso di utenti italiani arriva fino al 30% in più.

Ormai non basta più un lavoro: una persona su quattro, che si trova in stato di difficoltà economica, ha comunque una occupazione ma la somma percepita non basta ad arrivare a fine mese. Affitti, rate e bollette rincarate azzerano le entrate. Il rapporto è stato presentato venerdì 9 luglio nella sede della Caritas diocesana di Perugia e Città dalla Pieve dal professore Pierluigi Grasselli coadiuvato dal lavoro informatico di Nicola Falocci e alla presenza del direttore Caritas don Marco Briziarelli.

 

 

 

Un dossier di 80 pagine che racconta cosa è successo alle famiglie umbre nel 2020. Anno orribile per l’emergenza sanitaria ed economica. Anche se, come ha sottolineato, don Marco: “qualche spiraglio di ripresa si inizia a intravedere soprattutto nelle categorie più umili”.
I dati presentati si basano esclusivamente sulle richieste di aiuto arrivate ai Centri di ascolto (cda) Caritas: “Si passa da 1.039 del 2019 a 1.306 (754 donne, 552 uomini) del 2020, con una variazione del 25,7% in più - precisa Grasselli -. Contrariamente agli anni passati, l’aumento ha riguardato essenzialmente gli italiani (da 250 nel 2019 a 388 nel 2020, con un +55,2%), e in modo più contenuto gli stranieri (da 745 a 869: +16,6%). Gli italiani passano così da un quarto a circa il 30% del totale, pur se continua la netta prevalenza degli stranieri”. E la percentuale cresce se si considerano i nuovi utenti (442) di questi il 39% sono italiani. “Rispetto agli anni precedenti - commenta Grasselli - i nuovi arrivi rappresentano il 34% del totale, quando tra il 2011 e il 2019 l’incremento medio annuale oscillava tra il 5 e l’8%”.
Cambia anche il modello di povertà.

 

 

 

E Grasselli spiega: “Sono persone con problematiche molto complesse non solo economiche ma sanitarie, relazionali per assenza di reti parentali e amicali, burocratiche nell’espletamento di domande per l’accesso a prestazioni e servizi (anche per carenze di competenze digitali), di sovraindebitamento a seguito della mentalità comune non ho denaro ma prendo il prestito". E da quanto emerge ormai non basta più avere una occupazione: una retribuzione mensile non è sufficiente a fare fronte a situazioni tanto complesse dove il prezzo degli affitti, delle bollette con i conseguenti rincari gravano sempre di più sui redditi. Una persona su quattro, ovvero 307 sulle 1.306 registrate dai Centri, ha una occupazione eppure si trova in difficoltà economica. Anche il reddito del nuovi poveri è più alto: 825 euro mensili è il valore medio per gli italiani; mentre per gli stranieri si abbassa 460 euro. “A tutto questo la Caritas risponde con una molteplicità di servizi - aggiunge don Marco - quali gli empori della solidarietà, il consultorio medico, le iniziative promosse dall’area progetti e le attività di prossimità delle Caritas parrocchiali anch’esse aumentate nell’ultimo anno”. Per Grasselli l’Umbria ha bisogno di un maggior orientamento alla cooperazione per far fronte all’emergenza: “Una cooperazione - conclude - che deve avvenire tra istituzioni, con la società civile, gli enti del terzo settore. C’è tanta difficoltà ad avviare il processo. Lo stesso Pnrr dell’Umbria, a mio avviso, dà una risposta debole alla quinta missione del Piano nazionale, ovvero inclusione e coesione”.