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Cinghiali, 700 mila euro di danni in un anno

Sabrina Busiri Vici
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“I cinghiali stanno diventando un problema non solo del mondo agricolo ma anche dei cittadini”. Sono le parole del presidente di Coldiretti Umbria, Albano Agabiti, intervenuto ieri al flash mob in piazza Italia a Perugia, difronte a palazzo Cesaroni, contro la proliferazione incontrollata dei cinghiali selvatici. Un’iniziativa che si è tenuta anche in altre piazze d’Italia e a Perugia ha visto una massiccia partecipazione, un centinaio di persone con cartelli (”Noi seminiamo i cinghiali raccolgono”) e bandiere in mano. Molti anche i sindaci: 32 primi cittadini, dei 50 firmatari del manifesto Coldiretti in cui si fa una precisa richiesta alla Regione dei provvedimenti da adottare. Il confronto, aperto alle istituzioni, è servito a Coldiretti per fare un quadro a partire da numeri in continua crescita, aggravati oggi dalla pandemia che ha limitato l’attività di abbattimento. Attualmente sono 120-130 mila i capi sul nostro territorio, “tra i più colpiti in Italia insieme alla Toscana” precisa Agabiti. “E dove il piano di abbattimento è di circa 22 mila capi l’anno - spiega il presidente -, sceso a circa 17 mila durante il periodo di restrizioni dovute al Covid. Ovvero cinquemila abbattimenti in meno che possono generare dai 25 ai 30 mila capi in più”.

 

 


Sempre secondo le stime di Coldiretti i danni causati da questa crescita incontrollata vanno progressivamente aumentando sia in campo agricolo dove è stato calcolato che i danni indennizzabili ammontano a 700 mila euro all’anno. Da aggiungerci il pericolo crescente degli incidenti stradali causati dal passaggio dei cinghiali che si spingono sempre di più verso i centri abitati e, infine, il danno sanitario. In proposito spiega Agabiti: “I cinghiali sono portatori sani di peste suina, malattia virale altamente contagiosa di cui si ravvisano attualmente diversi focolai in Europa”. Per questo - secondo Coldiretti - il piano di contenimento deve essere volto alla riduzione sia numerica che spaziale attraverso le attività venatorie, le azioni di controllo della legge 157/92 articolo 19 e le azioni programmabili nella rete delle aree protette. “In questi ultimi mesi - sottolinea Agabiti - grazie anche alla nostra mobilitazione che ruota intorno al Manifesto Coldiretti, e con il supporto dell’assessorato regionale all’agricoltura, si sono fatti concreti passi in avanti: basta pensare all’istituzione su nostra richiesta di un tavolo di crisi per monitorare settimanalmente il fenomeno e al regolamento sulla caccia di selezione che per la prima volta include anche la specie cinghiale; ma ci si è attivati anche per un importante percorso in tema di catture e per una filiera tracciata e trasparente delle carni dei cinghiali”.

 

 

 

E il presidente aggiunge: “Chiediamo ora uno sforzo in più forti anche dell’appoggio, al nostro manifesto di febbraio, di già oltre il 50% dei Comuni umbri che hanno deliberato a sostegno. È necessario infatti prevedere nella legge regionale numero14 del 1994, l’inserimento di una nuova procedura in materia di intervento e controllo, ma anche arrivare alla modifica della legge nazionale numero 157 del 1992, in modo tale da raccogliere, pure sotto l’aspetto normativo, l’sos lanciato ormai non solo dagli agricoltori ma anche dai cittadini”.
E il direttore Mario Rossi rilancia: “Serve un piano straordinario concertato tra governo e regioni, province e comuni per uscire da questa situazione di emergenza”.
Tra i numerosi rappresentanti delle istituzioni regionali intervenuti all’iniziativa, la presidente della Regione Umbria Donatella Tesei, il presidente dell’Assemblea Legislativa Marco Squarta e l’assessore regionale all’Agricoltura Roberto Morroni. Al termine del flash mob, una delegazione Coldiretti è stata ricevuta dal prefetto Armando Gradone.