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“Discoteche chiuse, in Umbria mille addetti a rischio”. Protesta del Silb di fronte alla Rai di Perugia

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“L’ultimo biglietto lo abbiamo staccato il 29 febbraio 2020. Dopo diciassette mesi la chiusura delle discoteche non è più tollerabile”. Enzo Muscinelli, presidente di Silb Umbria Confcommercio, e Graziano Giaccaglia insieme ad altri imprenditori del settore martedì 6 luglio hanno manifestato difronte alla sede Rai di Perugia, in via Masi. Una protesta, avvenuta in contemporanea in altre dodici regioni italiane, contro le mancate riaperture delle discoteche e sale da ballo promossa dal Sindacato italiano dei locali da ballo (Silb), la più importante associazione italiana di categoria che raduna il 90% delle imprese del comparto. 
“Il nostro settore - chiarisce Muscinelli - è chiuso per decreto dal febbraio dell’anno scorso, uno stop prolungato che ha azzerato il fatturato delle imprese e messo in crisi, in Umbria, un migliaio di posti di lavoro. Chiediamo che ci vengano date risposte certe sulle possibili riaperture, in modo da capire gli scenari e poterci organizzare anche se ormai siamo già a metà luglio e la stagione estiva è avanzata”. Ora gli imprenditori del settore hanno portato le loro proposte sui tavoli del governo e adesso attendono un confronto. 
Era stato promesso che il Consiglio dei ministri di venerdì scorso si sarebbe occupato della nostra situazione, ma la riflessione sul tema è stata ancora posticipata. Auspichiamo quindi che l’esecutivo affronti la questione prima possibile. Siamo disposti a ragionare anche su una riduzione della capienza dei locali, ma è importante capire la percentuale. In Umbria, inoltre, ci sono diversi locali di dimensioni medio-piccole, per cui ridurre eccessivamente gli ingressi rischia di non permettere a questi locali di riaprire”, ha aggiunto Muscinelli.

 

 


Giaccaglia, inoltre, ha precisato che la maggior parte dei locali nella nostra regione sono al chiuso: altro fattore penalizzante. Da qui a rischio oltre mille addetti, per 60 - 70 attività. “Gli stessi protocolli, ancora non definiti, si basano su presupposti estremamente restrittivi - ribadisce con forza Musicinelli -. La riapertura adottata nella Repubblica di San Marino per noi sarebbe difficile da perseguire”. E spiega: “Fare entrare in base al green pass può andare bene per i locali di liscio e latino-americano, dove i clienti hanno un’età maggiore e quindi sono per lo più vaccinati. Tutto questo non vale invece per i più giovani che per avere il lasciapassare dovrebbero ricorrere al tampone con un costo minimo di 25 euro. Abbiamo anche pensato di gestire noi direttamente questa misura ma non è possibile organizzare un sistema adeguato dovendo coinvolgere necessariamente il personale infermieristico”. 
Così il tempo passa e tutto è fermo eppure proseguono Muscinelli e Giaccaglia “sarebbe un antidoto alla movida senza controlli che avviene nelle piazze o nelle feste privati”. “Non accettiamo che si balli e ci siano assembramenti nelle strade e nelle piazze, mentre le sale da ballo sono tenute chiuse. Aprire le discoteche significherebbe garantire accessi controllati e misure di sicurezza che in altri luoghi non sono invece garantite”.

 

 


Stare chiusi poi non significa non avere costi, ribadiscono gli imprenditori, comunque ci sono delle spese fisse a cui dover far fronte. Unica consolazione: i risicati ristori arrivati dal governo e il bando promesso dall’amministrazione regionale che dovrebbe essere pubblicato a fine luglio che stanzia un milione per i gestori. “Tutto questo silenzio e immobilismo è frutto di un pregiudizio tutto italiano verso il mondo della notte e del divertimento; all’estero non è così - conclude Giaccaglia -. E’ ora che le resistenze ingiustificate vengano superate, non solo per tutelare un comparto, ma soprattutto per la sicurezza di tutti quanti”.