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Raffaella Carrà, l'ultima intervista in Umbria al Festival di Spoleto: l'infanzia, gli amori e le passioni

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Raffaella Carrà è morta oggi, all'età di 78 anni, dopo una malattia che l'aveva colpita da mesi. Di seguito il testo dell'intervista pubblicata dal Corriere dell'Umbria il 15 luglio 2018, in occasione della sua ultima visita in Umbria, al Festival dei Due Mondi di Spoleto.

 

Dalla passione per il burraco (“ricordo bene le partite con Sandro Ciotti”) al “pezzettino di Oscar” conquistato con la versione remixata della sua “A far l'amore comincia tu”, inserita nella colonna sonora del film campione di incassi “La Grande Bellezza”. Senza tralasciare aneddoti sull'infanzia trascorsa tra Bologna e Bellaria, dove l'artista ha vissuto “le migliori vacanze estive del mondo”. Un viaggio di 60 minuti durante il quale Raffaella Carrà, super ospite ieri della rassegna “Gli incontri di Paolo Mieli” a Spoleto per il festival dei Due Mondi, ha ripercorso la propria carriera (“una continua sorpresa”) iniziata nel 1950 a soli 8 anni grazie al film “Tormento del Passato” di Mario Bonnard.

E dopo la laurea al Centro sperimentale di cinematografia ottenuta nel 1960, il successo fu inarrestabile. “Nel 1970 mostrai l'ombelico in tv. Io non mi sentivo bella - ha detto la cantante showgirl, nel corso dell'incontro promosso negli spazi di palazzo Collicola - ma ho sempre pensato di avere una certa personalità. Volevo vivere di idee. Avrei voluto fare coreografia e governare un balletto immenso, inventare spettacoli, non essere io la protagonista delle mie invenzioni. Ma siccome non mi seguiva nessuno, mi misi al centro della scena”.

L'attenzione si è poi spostata sulla relazione avuta con Gianni Boncompagni: “Un giorno mi chiese un'intervista alle 5 del mattino in piazza di Spagna con due poltrone, un tavolino ed un abat-jour. Pensai ‘questo è matto' ma mi incuriosii e andai. Dopo un anno circa ci mettemmo insieme. Avevo bisogno di un uomo più grande che mi desse sicurezza, di una figura maschile capace di sostituire, nel mio immaginario, quella di mio padre, un vero playboy”.

Dopo la Carrà, definita da Mieli “la più grande diva mondiale che abbiamo avuto nel dopo guerra”, sul palco è salita Franca Leosini, protagonista da oltre vent'anni della narrazione della cronaca nera in Italia. “Per una puntata di ‘Storie Maledette' studio non solo tutti gli atti del processo, ma la psicologia delle persone, il loro retaggio. A distanza di tanti anni dall'inizio della trasmissione - ha commentato - ciò che mi colpisce non in positivo è la dicotomia dei magistrati nel comminare condanne diverse a parità di reato. Faccio riferimento per esempio a Sabrina Misseri e alla madre, condannate all'ergastolo. Parolisi, nonostante abbia ucciso con 29 coltellate, è stato condannato a 18 anni”.