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Terni, un anno fa la tragica morte di Flavio e Gianluca i due ragazzi uccisi dalla droga

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"E' una ferita aperta che non si rimargina. E’ come stare ai piedi della croce”. Queste le parole di Silvia Jacaroni, mamma di Flavio Presuttari, 16 anni, trovato senza vita, proprio un anno fa, nel letto delle sua abitazione a Villa Palma. Anche l'altro ragazzo, Gianluca Alonzi Peralta, 15 anni, era stato trovato morto nella sua abitazione di Terni, al quartiere San Giovanni, lo stesso giorno. Mercoledì 7 luglio, alle 18 e 30, sarà celebrata in duomo la messa in suffragio dei due giovani ternani uccisi dalla droga. Per l'occasione ci sarà anche don Antonio Coluccia, chiamato anche “prete coraggio” e “prete degli ultimi”, che ogni giorno nella borgata romana di San Basilio, combatte la criminalità attraverso il Vangelo.

Gianluca e Flavio erano due amici, cresciuti insieme che si sono conosciuti perchè entrambi facevano i chierichetti e che si sono ritrovati legati da uno stesso tragico destino. L'unica leggerezza dei due ragazzi è stata quella di aver fatto uno bravata, quella di aver comprato metadone a 15 euro da un noto pusher, il 42enne Aldo Maria Romboli, cosa che gli è costata la vita. Era la notte tra il 6 e il 7 luglio del 2020 quando è accaduto il fatto che ha sconvolto un'intera comunità. La mamma di Flavio, Silvia Jacaroni, porta con sé questo dolore da un anno con il cuore che continua a sanguinare, ma allo stesso tempo è amareggiata anche dalla sentenza di primo grado, pari a 7 anni e 2 mesi, inflitta dal Tribunale al 42enne Aldo Maria Romboli, reo confesso di aver venduto metadone, a 15 euro, ai due ragazzi. Al momento il 42enne è agli arresti domiciliari nella comunità di recupero Cast Onlus di Spello. Il pm aveva chiesto 18 anni, ridotti a 12, per il fatto che il legale di Romboli, l’avvocato Massimo Carignani, aveva scelto il rito abbreviato.

Oltre al dolore anche una sentenza che ha lasciato una grande amarezza e delusione per le due giovani vite spezzate di Flavio e Gianluca, rispettivamente di 16 e 15 anni. Silvia Jacaroni all'indomani della sentenza non era voluta entrare in merito alla decisione del giudice, ma aveva sottolineato “che la legge attuale che abbiamo in Italia andrebbe rivista e cambiata perchè in altri Stati certi tipi di reati vengono puniti diversamente con pene più rigide. Sarebbe, dunque, bene intervenire velocemente”.