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Umbria, siccità: fiumi ai minimi storici e agricoltura in ginocchio

Sabrina Busiri Vici
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Non piove in Umbria. Neppure una goccia da oltre quindici giorni. Peggio, veniamo da una primavera siccitoso salvata solo dai 21,8 millimetri registrati nel mese di aprile.

I segni della carenza di acqua iniziano a essere evidenti: i piccoli fiumi e i ruscelli sono ormai a secco; il Tevere in alcuni tratti, come nella zona di Ponte Valleceppi, è attraversabile a piedi; il fiume Paglia non supera neanche un metro di altezza con una portata che è ai minimi storici e il Trasimeno è circa a meno settanta sullo zero idrometrico. Caldo e vento peggiorano la situazione.

“Dopo un 2020 siccitoso, con un recupero delle piogge in autunno e parte di gennaio 2021, da febbraio il trend si è andato consolidando, specie nel centro-nord della regione - riporta Michele Cavallucci di Perugia Meteo - con scarsissime precipitazioni e ventilazione sempre moderata, fatti che ora stanno presentando il conto ai fiumi, alle prese anche con attingimenti dovuti all’attraversamento, nella loro percorso, di coltivazioni molto bisognose di acqua”.

C’è necessità di acqua per le coltivazioni. La situazione diventa allarmante per l’agricoltura e a rilevare i primi danni è Cia che rispetto alle ultime settimane registra un meno 20% di produzione per le colture di orzo; meno 45% per il grano; meno 80 con punte fino al 90% per mais e sorgo; solo due tagli sono stati effettuati per l’erba medica sullo standard di quattro e, in Alto Tevere, l’irrigazione del tabacco ha richiesto un + 70% di acqua con conseguente aumento dei costi. “E’ sempre più urgente intervenire - fa presente il presidente Matteo Bartolini -. Con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza sarà necessario potenziare gli investimenti con la creazione di invasi o bacini di accumulo e dai contributi del Psr sarà importante creare sistemi di irrigazione intelligenti capaci di superare i deficit”.

Da Cristiano Casagrande, direttore di Confagricoltura umbra, arriva anche una precisazione sulle colture di ulivi e viti: “I danni causati dalla siccità in questo caso li rileveremo solo a fine luglio ma il rischio per queste colture è maggiore di altre perché non è prevista irrigazione. E il problema da porsi, alla luce dei cambiamenti climatici, è proprio il rendere irrigabili anche ulivo e viti”.

Danni che, poi, vanno ad aggiungersi a quelli causati dalla gelata dell’8-9 aprile che ha dimezzato i raccolti e in certi casi azzerati. “Stiamo monitorando la situazione - precisa Albano Agabiti, presidente di Coldiretti - ancora non abbiamo fatto una stima dei danni ma più che di siccità possiamo parlare di pericolo temperature eccessivamente alte e di acqua concentrata in pochissime periodi”. Da qui Agabiti aggiunge: “Coldiretti nazionale ha presentato un piano, realizzabile con i fondi del Pnrr, che riguarda la creazione di laghetti collinari da utilizzare come serbatoi per l’irrigazione in caso di necessità ma anche utili a calmierare le precipitazioni intense. Inoltre potrebbero essere usati per fornire energia elettrica”.

Per quanto riguarda il meteo non c’è da sperare al meglio per i prossimi giorni: “Le prospettive, al momento, non sono affatto rosee - riporta Cavallucci di Perugia Meteo -, in quanto non ci si aspettano precipitazioni importanti almeno per i prossimi dieci giorni, con una gran parte dell’estate ancora da trascorrere”.