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Sblocco dei licenziamenti, in Umbria 27.390 lavoratori a rischio

Foto Giancarlo Belfiore

Alessandro Antonini e Sabrina Busiri Vici
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Sono 2.610 i lavoratori umbri che potranno usufruire della proroga selettiva del blocco dei licenziamenti. Sono quelli appartenenti alle aziende in crisi dei settori tessile, moda e comparti affini, sulla base dell’intesa in cabina di regia nazionale che oggi dovrebbe tradursi in decreto legge. Sono salvi per altri quattro mesi i comparti più in difficoltà secondo il governo. Sì ai licenziamenti da luglio per manifattura e edilizia.

Ossia per 27.390 lavoratori corregionali.
La stima arriva dall’Ires, l’Istituto di ricerche economiche e sociali della Cgil, su elaborazione di dati tratti dai sistemi informativi Ebna Fsba. Si tratta dell’8,7% della platea complessiva degli occupati a rischio licenziamento in Umbria, già valutata sia da Ires che da Cerved nel numero di 30 mila.
I numeri fanno riferimento alle imprese in crisi accertata, che sono state cioè beneficiarie di prestazioni Covid durante pandemia. E’ una statistica al ribasso, dato che ci sono aziende in difficoltà che non hanno utilizzato gli stessi ammortizzatori sociali. Stando ai dati Ires, nel tessile in senso stretto le imprese che hanno problemi di bilancio ed esuberi del personale sono 177 per 999 addetti. Si aggiungono 13 aziende delle calzature, per 80 lavoratori e il macro settore moda, ossia vestiario, abbigliamento e affini: 218 società per 1.531 occupati. Anche se in quest’ultimo settore sono ricompresi gli artigiani e l’arredamento. Numeri da scremare caso per caso. Per il responsabile Ires dell’Umbria, Fabrizio Fratini, il blocco dei licenziamenti limitato ai soli tre settori già citati è “una misura insufficiente, stando alle proiezione dei dati per l’Umbria.

E soprattutto ricordo che la posizione dei sindacati è incentrata sulla necessità della riforma degli ammortizzatori sociali, prima di superare il blocco. Serve un unico ammortizzatore universale indipendentemente da dove si lavora e dal contratto di riferimento”, conclude Fratini.
Federmoda Umbria tira un sospiro di sollievo e vede al riparo ben 5 mila attività nella regione. “Il nostro è un settore fortemente penalizzato - commenta Carlo Petrini, presidente di Federmoda Umbria - non solo a causa della pandemia ma la crisi è precedente e a determinarla sono stati dai centri commerciali all’ingresso dell’online nel mercato. Insomma il governo ha finalmente compreso le difficoltà in cui ci troviamo mettendoci al riparo”. 
Per Nicola Angelini, presidente di Confimi la Confederazione dell’industria manifatturiera, i settori edile e meccanico punteranno comunque a salvaguardare i propri occupati: “Sono mercati in grande espansione attualmente - precisa - le cui attuali criticità non sono legate all’andamento del mercato ma al costo delle materie prime e alla difficoltà di reperimento. Gli imprenditori sono ottimisti, il 55% prevede di mantenere il proprio organico. Mentre il 32%, dalle nostre indagini, prevede nuove assunzioni”. Una previsione più ottimistica rispetto alle stime nere dei numeri.