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Orvieto, geotermia sull'Alfina: terremoto in Francia riaccende il dibattito nell'Orvietano e nel Viterbese

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Tornano all’attacco, contro la geotermia sull’Alfina, i sindaci dei trenta Comuni attorno al lago di Bolsena, in provincia di Viterbo, e dell’Orvietano, impegnati nella lunga guerra legale volta a fermare il progetto della centrale di Castel Giorgio, in provincia di Terni.

Alla base di una dura presa di posizione arrivata domenica 27 giugno 2021, con tanto di appello al Consiglio di Stato affinché accolga le loro ragioni, una scossa di terremoto avvenuta sabato 26 giugno  2021 in Francia nei pressi di Strasburgo.

 

Insolitamente forte per l’area, secondo Rénass (Rete di monitoraggio sismico) sarebbe stata indotta nell’ambito di un esperimento - costituito da iniezioni di acqua ad alta pressione nel sottosuolo - finalizzato a verificare la possibilità di innescare la formazione di eventuali giacimenti geotermici.

Eventi di questo tipo si verificherebbero quando le rocce calde presenti in natura vengono a contatto con l’acqua inserita artificialmente.

“La magnitudo della scossa - dicono i 30 sindaci in una nota - si avvicina a quella dei più forti terremoti osservati storicamente in quella zona e avviene molti mesi dopo l’arresto delle operazioni geotermiche decretato dalla Prefettura locale a causa di una serie di terremoti più deboli, ritenendo con ciò che la sicurezza non era più garantita. Le analisi dei sismologi francesi hanno evidenziato che si tratta in parte di terremoti innescati dovuti a modificazioni irreversibili del sottosuolo, con conseguenze imprevedibili e incontrollabili”.

 

Immediata la replica di Diego Righini (nella foto), manager di Geotermia Italia, secondo il quale sono state messe in relazione situazioni completamente diverse. Quanto accaduto in Francia, a suo dire, non potrebbe infatti mai verificarsi nell’Orvietano per il semplice motivo che qui i giacimenti geotermici esistono già e pertanto non è previsto alcun innesco (iniezioni di acqua ad alta pressione) al fine di determinarli.

Righini è quindi tornato a tuonare contro la cattiva informazione, ovvero la presunta disinformazione che viene fatta confidando “nell’ignoranza” dei cittadini e dei giornalisti.