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Monsignor Sorrentino nuovo vescovo di Foligno

Felice Fedeli
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Monsignor Domenico Sorrentino, pur restando alla guida della diocesi di Assisi-NoceraUmbra-Gualdo Tadino, è il nuovo vescovo di Foligno, diocesi rimasta senza pastore dopo la nomina di monsignor Gualtiero Sigismondi a vescovo della diocesi di Orvieto-Todi.

 

 

“Adesso la cosa più importante per me è concedermi subito al mio animo di pastore perché mentre siete qui davanti a me e vi sento fratelli e figli di questa Chiesa, immediatamente per un annuncio del genere mi balza davanti a me tutto il popolo di Foligno, quindi in questo momento in questa sala è come se ci fosse l’altra metà, l’altra parte della Chiesa che mi viene affidata”. Lo ha detto il vescovo della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino, nominato vescovo di Foligno con l’unione in persona Episcopi delle sedi di Foligno e Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino sabato 26 giugno alle ore 12 nella sala della Spogliazione di Assisi, dando lettura della comunicazione ufficiale del nunzio apostolico Paul Emil Tscherrig. Subito ha reso noto la lettera scritta al popolo di Foligno che papa Francesco gli ha affidato.

 

 

"Carissimi, da qualche giorno papa Francesco mi ha chiesto di dire un “sì” che era tanto lontano da ogni mia aspettativa. Ha voluto che dilatassi il mio cuore di pastore a tutti voi, dandomi l’incarico – allo stesso titolo episcopale dell’amata Chiesa di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino – anche della vostra: due Chiese unite in persona episcopi. Lo ringrazio di cuore per la fiducia.
Nel segreto che, su questo mandato, dovevo custodire, l’unica cosa che mi è stata possibile è stata la preghiera. Ho cominciato a pregare per tutti voi.  Mi siete già tanto cari, fratelli e sorelle della Chiesa di Foligno! Mi presento a voi con la trepidazione di chi sa di non avere energie giovanili, come quelle che portai nel mio primo incarico episcopale, al servizio della Chiesa di Pompei dove ricevetti la carezza della Vergine del Santo Rosario, poi nel mio servizio nella Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti e, infine, nel mio ministero assisano. Vi darò quello che potrò, assicurandovi tuttavia che non mi risparmierò in alcun modo. Mi immergerò presto nella vostra lunga storia di fede. Nella mia mente e nel mio cuore familiarizzo già con il patrono San Feliciano. Ma come dimenticare che la Chiesa di Foligno e quella di Assisi sono legate da una via “francescana” di santità, che passa – per non citare che alcuni vertici – per le altezze mistiche di Sant’Angela da Foligno e l’insigne storia di carità della beata Angelina? Soprattutto non dimentico che lo stesso Francesco, nel suo itinerario di conversione, pose a Foligno quel famoso gesto di vendita del suo cavallo e della sua merce ritornando ad Assisi con la voglia di farla finita con le ricchezze mondane, per vivere la piena libertà dei figli di Dio e la condivisione con i poveri. Di lì a poco, questo vescovado lo avrebbe visto “spogliarsi” fino alla nudità. I due episodi intrecciano il filo che, nella Provvidenza di Dio, ormai legherà queste due Chiese così privilegiate per tanta storia e santità.
Una soluzione pastorale come quella che papa Francesco ha scelto per voi comporta un’inevitabile sofferenza. Ma forse può aiutarci a comprendere i segni dei tempi. Dice che non possiamo più pensare con schemi che hanno fatto la grandezza del passato, ma rischiano di essere inadeguati ai tempi nuovi. C’è un mondo in movimento. La società si allontana dalle sue radici cristiane. Questo, lungi dal farci cadere in uno sterile lamento, ci offre un grande stimolo. Dobbiamo tornare all’entusiasmo delle origini, rimetterci in strada, per incontrare, tendere la mano, offrire amore; soprattutto per annunciare Cristo e il suo Vangelo. È quello che papa Francesco chiama “pastorale in uscita” e che il vostro amato pastore, monsignor Gualtiero Sigismondi, anche a me tanto caro, esprime con lo slogan: dalla pastorale delle campane a quella del campanello!"