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Discoteche, arriva un milione. Muscinelli della Fipe Silb: “Una boccata di ossigeno”

Sabrina Busiri Vici
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“Finalmente, una boccata di ossigeno”. Esordisce Enzo Muscinelli, presidente del Silb per l’Umbria, il sindacato dei locali da ballo che fa capo alla Fipe. “Dopo diversi incontri con la Regione siamo riusciti a ottenere un sostegno, l’assessore Michele Fioroni è stato di parola”, prosegue Muscinelli. ieri, infatti, è stato annunciato che la giunta regionale, su proposta dell’assessore allo Sviluppo economico Michele Fioroni, ha approvato i criteri per l’istituzione del Fondo prestiti Re Start 93. Da qui è stato stanziato 1 milione di euro per sostenere il settore delle discoteche, sale da ballo e simili, fortemente colpito dall’emergenza Covid-19. 

 


La misura consiste in un finanziamento agevolato di 10 mila euro con preammortamento a un anno, ammortamento a 2 anni e tasso di interesse dello 0,5%. Una quota pari al 50% del finanziamento, e comunque per un importo massimo pari a 5000 euro, è concesso a fondo perduto a coloro che abbiano sostenuto costi nel corso dell’anno 2021. Il fondo è destinato alle imprese danneggiate dall’emergenza Covid-19 e che abbiano codice Ateco prevalente 93.29.1. “Il settore dell’intrattenimento – afferma l’assessore Michele Fioroni - è stato fortemente penalizzato dall’emergenza Covid-19. In particolare, il mondo delle discoteche e delle sale da ballo, in quanto luoghi di socialità e aggregazione, ha conosciuto chiusure prolungate imposte dal necessario distanziamento sociale e ancora oggi non ha prospettive certe di riapertura. Il Fondo Re Start 93 vuole essere uno strumento di supporto al settore”.

 

 


Secondo Muscinelli saranno una cinquantina le aziende in Umbria interessate al bando. Intanto c’è grande attesa per il prossimo passo: la riapertura prevista per il 10 luglio. “Mancano ancora le norme, il quadro non è definito”, fa presente Muscinelli che aggiunge: “abbiamo presentato al governo un protocollo d’intesa che possa farci ripartire in una modalità economicamente sostenibile, è impossibile pensare a una soluzione con capienze ridotte del 75% come in Francia, per molti locali questo significherebbe dover rimanere ancora chiusi”.