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Perugia, prostituta rapinata dalla baby-gang: un minore ha confessato tutto

Francesca Marruco
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“Mentre parlavamo, essendo tutti bisognosi di soldi, abbiamo deciso che quella sera avremmo rapinato una prostituta”. Sono passati 11 giorni dal colpo messo a segno in via Catanelli a Ponte San Giovanni. Quella in cui la baby gang composta da tre minorenni e tre appena maggiorenni ha terrorizzato minacciando con un coltello una prostituta di 43 anni. Ma quel giorno, quando i carabinieri di Ponte San Giovanni alla guida del comandante, Mirko Fringuello, fermano uno dei minorenni lui vuota il sacco. Dice che vuole “lavarsi la coscienza”. Solo dopo saprà che lui e suoi complici sono stati immortalati dalle telecamere di sorveglianza e in parte riconosciuti dalla vittima. Ieri mattina, i carabinieri della compagnia di Perugia del maggiore, Pierluigi Satriano, hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare: una emessa dal gip, Natalia Giubilei e richiesta dal pm, Gemma Miliani che ha portato i tre appena maggiorenni - che nei giorni scorsi hanno fatto gli esami di maturità - agli arresti domiciliari.

 

Si tratta di un italiano e due ragazzi con cittadinanza italiana di origine straniera. Tutti classe 2002. Altri due minorenni, su disposizione del giudice dei minori, Giuseppina Arcella, sono stati portati in una comunità in Toscana. Un terzo è stato denunciato. Sono proprio loro che materialmente hanno rapinato la 43enne. Hanno pianificato tutto in pochi minuti: uno di loro è andato in un negozio cinese di Ponte San Giovanni e lì ha comprato fascette, nastro adesivo, bandana per coprirsi in faccia, un altro ha contattato la donna tramite un sito di incontri e ha preso un appuntamento con lei. La chiamata al 112 arriva alle 22.13. La donna non dice subito di aver ricevuto un cliente (uno dei 18enni) e mentre lui usciva sono entrati in casa altri 4 ragazzi che l’hanno minacciata con un grosso coltello da cucina puntato contro. Secondo quanto riportato nell’ordinanza, è stata la stessa donna a dire loro: “Prendete tutti i soldi, sono lì”. La vittima, terrorizzata, è stata derubata di 450 euro, 10 paia di occhiali da sole e un telefono cellulare.

 

 

I ragazzini non hanno nemmeno avuto bisogno di usare le fascette per legarla o il nastro adesivo. La donna ha indicato loro dove erano i suoi averi. Voleva solo salvarsi. I militari di Ponte San Giovanni, tramite testimonianze, riconoscimenti e oggetti repertati, ha stretto il cerchio sui sei giovani. Gli arrestati sono difesi tra gli altri dagli avvocati Silvia Serangeli, Diego Ruggeri e Luca Burnelli. Serangeli, che difende il ragazzo che ha fissato l’appuntamento con la vittima, afferma: “E’ un concorso esterno, lui non era lì quando c’è stata la rapina, la sua posizione rispetto alla contestazione di rapina va rivista in termini di gravità e circostanza del fatto. Siamo in trepida attesa della fissazione dell’interrogatorio di garanzia dove meglio verrà chiarita la posizione del mio assistito con l’obiettivo concreto di chiedere una revoca dei domiciliari”.