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Umbria, reddito di cittadinanza: solo 68 su 14 mila impiegati in lavori utili

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Un flop su tutta la linea. Sono appena 68 su una platea di quasi 14 mila percettori di reddito di cittadinanza (13.951, secondo l’ultimo report  Inps coloro che hanno ricevuto almeno una mensilità) quelli che stanno dedicando una parte di tempo ai lavori di volontariato presso le pubbliche amministrazioni aderendo ai Puc, i progetti di pubblica utilità previsti dal Decreto del gennaio 2019 per evitare che la misura si trasformasse in un sussidio. I dati, forniti da Anpal servizi, parlano di appena 18 Comuni sui 92 dell’Umbria che a oggi hanno presentato almeno un progetto nella piattaforma GePi del ministero del Lavoro. E solo sette i Puc attualmente attivi - due a Terni e Spoleto, uno a Castiglione del Lago, Magione e Panicale - negli ambiti culturale, sociale, ambiente, formativo, tutela dei beni comuni.

 

 

 


Un fallimento chiaramente alimentato dall’emergenza sanitaria che da oltre un anno non dà tregua. Il Decreto del 2019 prevedeva, per tutti i percettori, la stipula sia di un Patto per il lavoro con la pubblica amministrazione, impegnata attraverso i cosiddetti navigator negli uffici per l’impiego ad elaborare proposte di lavoro sulla base del profilo dei singoli percettori, sia dei cosiddetti Puc attivati e gestiti direttamente dai Comuni. In questo caso spetterebbe ai Comuni stessi contattare i singoli percettori di reddito di cittadinanza per metterli al servizio della collettività attraverso lavori socialmente utili. I Centri per l’impiego, in questo contesto, vengono coinvolti solo nella fase finale fornendo l’elenco dei beneficiari a livello comunale e collaborando (se richiesto) con le strutture municipali preposte. In questo modo chi percepisce il reddito di cittadinanza avrebbe la possibilità di ripagare lo Stato che gli concede il sussidio. In Umbria la media di quanto viene erogato si attesta intorno ai 504 euro al mese. Allo stesso tempo il beneficiario dovrebbe impegnarsi anche sul fronte della formazione. Terni, sotto questo punto di vista, rappresenta un esempio forse su scala nazionale. L’assessore al welfare della città dell’Acciaio, Cristiano Ceccotti, sta lavorando sodo su questo fronte avvalendosi della massima collaborazione di dirigenti comunali e operatori dei servizi sociali. Nei mesi scorsi è riuscito a coinvolgere tutte le associazioni di categoria nell’attivazione di tirocini per l’inserimento in attività lavorative dei percettori di reddito di cittadinanza. Tirocini che - grazie alla collaborazione di Arpal, l’Agenzia regionale per le politiche attive del lavoro - partiranno a luglio e che costituiscono una concreta opportunità di inserimento nel mondo del lavoro. Peccato che su settanta posti disponibili ne siano stati occupati meno di trenta. L’assessore Ceccotti cerca di trovare una giustificazione: “Spesso quelli presi in carico sono cittadini che si trovano in situazioni di vulnerabilità - spiega - Certamente la situazione di emergenza sanitaria non aiuta, sono convinto che nei prossimi mesi ci sarà una risposta maggiore di quella che abbiamo trovato sino a questo momento”.

 

 

 

Edi Cicchi, assessore ai servizi sociali del Comune di Perugia e presidente commissione Anci welfare, parla dei Puc come di strumenti difficilmente attuabili. “Se i progetti coinvolgono soggetti terzi - spiega - si pone un problema di responsabilità che è complicato risolvere”.
Intanto il premier Mario Draghi ha annunciato un piano di riorganizzazione per i Centri per l’impiego che prevede un potenziamento di queste strutture nelle quali verrebbero assorbiti anche i navigator, 29 in Umbria.