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Umbria sul podio per la bolletta dell'acqua più alta: 531 euro a famiglia

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L’Umbria tra le regioni d’Italia con la bollette dell’acqua più cara e i più alti livelli di dispersione idrica. E’ quanto emerge dai nuovi dati diffusi ieri da Cittadinanzattiva nel dossier annuale sul servizio idrico integrato che contiene dati sui prezzi, tariffe, consumi e sprechi.
Le regioni centrali si contraddistinguono in media per le tariffe idriche più elevate e una spesa media annua a famiglia di 614 euro (+3,2% rispetto al 2019). La regione in cui si rileva la spesa media più bassa è il Molise (181 euro) ma con un aumento dell’11% rispetto all'anno precedente. Al contrario, la regione con la spesa più elevata è la Toscana (710 euro, +3,2%.). Seguono Marche (535 euro) e Umbria dove è di 531 euro la cifra spesa nel 2020 da una famiglia umbra per il consumo di acqua contro una media nazionale di 448 euro e con un aumento dell’1,7% rispetto al 2019.

 

 

 

Quella che emerge dal rapporto è una grande differenza nella spesa media non solo da regione a regione ma anche da città a città. A livello nazionale Frosinone balza in testa alla classifica dei capoluoghi di provincia più cari con una spesa media a famiglia di 845 euro, mentre incredibilmente Milano conquista la palma di capoluogo più economico con 156 euro. Per quanto riguarda l’Umbria, Terni è più cara di Perugia: qui si pagano 481 euro, nella città dell’acciaio 581. Le tariffe sono indicate rispetto ad una famiglia tipo di tre componenti ed un consumo annuo di 192 metri cubi. Il report evidenzia anche un problema nel consumo di acqua in bottiglia, sempre molto alto. In più c’è una complessiva scarsa percezione di quanta acqua si consumi ogni giorno – tantissima, oltre 240 litri a persona per le esigenze quotidiane. Con un uso più consapevole e razionale di acqua, che è stato quantizzato in 150mc invece di 192mc l’anno, una famiglia media avrebbe un risparmio medio di 120 euro circa a livello nazionale e di 117 euro in Umbria.

 

 

 

La dispersione idrica non accenna a diminuire. E l’Umbria, purtroppo, è sempre sul podio anche se in calo rispetto agli anni passati. In riferimento ai soli capoluoghi di provincia italiani, dagli ultimi dati Istat disponibili (2018) emerge che a livello nazionale va dispersa il 42% dell’acqua immessa, con evidenti differenze fra le aree geografiche e le singole regioni: si va da oltre il 48% sia al Sud e isole che al Centro, a circa il 35% al Nord. In testa per livelli di dispersione l’Abruzzo con il 55,6%, seguono l’Umbria con il 54,6% e il Lazio ( 53,1%). La più virtuosa la Valle d’Aosta con il 22,1%.