Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Flop dell'export in Umbria nel primo trimestre 2021: male moda e alimentare

Esplora:

Alessandro Antonini
  • a
  • a
  • a

Flop dell’export umbro nel primo trimestre 2021. Lo dice l’Istat. 
Se A livello nazionale si registra un +4,6% rispetto all’ultimo trimestre 2020, con il Centro che traina a +9,9, il cuore verde figura tra le sei regioni col segno meno. E’ l’unica del Centro Italia a perdere invece di guadagnare. Fanno peggio solo Puglia (-3,3), Friuli (-8,2) Sicilia (-10,2) e Liguria (-34,5). 
Anno su anno (trimestre su trimestre) l’Umbria perde l’1,7%. Sono 17 milioni di euro in meno rispetto all’anno precedente, quando l’export ha fruttato 1.034 milioni. I cali più consistenti si sono registrati nel tessile (-39,4%), agricoltura (-24,9), abbigliamento (-11), articoli in plastica (-15%) e i prodotti delle attività di trattamento dei rifiuti (-14).


Per quanto riguarda il valore tendenziale, se l’Umbria fa registrare un +4,6% sui paesi Ue, per gli extra Unione europea è al -12,1, quinto peggior risultato italiano. Le differenze regionali sono marcate. Nei primi tre mesi del 2021, la crescita tendenziale dell’export interessa la maggior parte delle regioni italiane ed è più marcata per Abruzzo (+12,5%), Lazio (+12,4%), Molise (+11,9%) e Toscana (+11,3%); quest’ultima contribuisce da sola per un punto percentuale alla crescita dell’export nazionale. 


All’opposto, si registrano ampie variazioni negative per Liguria (-34,5%), Sicilia (-10,2%) e Friuli-Venezia Giulia (-8,2%). Poi c’è l’Umbria, con il -1,7%. L’analisi provinciale dell’export mostra performance positive per oltre due terzi delle province italiane: i maggiori contributi positivi si rilevano per Firenze, Roma, Torino, Brescia, Verona, Bologna e Bergamo. Si segnalano le dinamiche negative di Genova, Milano, Trieste e Siracusa. 
Perugia e Teni dimostrano dinamiche simili: in calo entrambe più della media. 
A riprova che moda e alimentare hanno inciso in modo determinante al risultato negativo. Sempre L'istat nelle giornate di audizione del Crel (Comitato regionale economia e lavoro) ha evidenziato come il 40% delle imprese, anche in Umbria, non ha messo in campo piani o investimenti contro l'emergenza provocata dal Covid, per questo sono a rischio in questa fase.