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Terni, la storica fontana della Mandorla lasciata in balìa dei vandali e nell'incuria

Maria Luce Schillaci
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Vandali in azione alla fontana della Mandorla. Il fontanile che si trova nella zona di Piedimonte, alla periferia di Terni, non è purtroppo nuovo a situazioni discutibili sotto il punto di vista di decoro urbano e, soprattutto, di sicurezza.

Da tempo molti residenti segnalano giri poco chiari, specie nelle ore notturne, e il risultato è visibile sotto gli occhi di tutti: spesso, evidentemente, qualcuno si ‘diverte’ a prendere a calci le colonne di sostegno che ormai sono in grave stato di stabilità, la cui precarietà mette a rischio la stessa struttura e anche l’incolumità delle persone.

 

Senza parlare delle scritte che imbrattano le pareti e dei rifiuti spesso gettati ai lati della zona. In più alcune tegole sul tetto si sono spostate, mettendo a repentaglio anche in questo caso la staticità dell’immobile.

In questa zona molto suggestiva, tra Piedimonte e Colle dell’Oro, non di rado vi passano famiglie con bambini per passeggiare e respirare un po’ di aria buona, un possibile crollo è all’ordine del giorno tanto che già da tempo i residenti avevano segnalato le loro preoccupazioni al Comune di Terni.

Di fatto gli uffici comunale preposti hanno provveduto a transennare l’area circostante alla fontana, senza però risolvere del tutto la questione che si sta trascinando ormai da mesi. La zona non è affatto messa in sicurezza, oltre al fatto che richiederebbe un restyling.

 

Di recente il Comune sta effettuando un restauro di tutte le fontane e fontanelle della città. A quanto pare, però, la fontana della Mandorla resta ancora nell’abbandono. L’antico fontanile rappresenta ormai un vero e proprio monumento per la storia e le tradizioni della città di Terni, tra il ‘700 e l’800 si abbeveravano cavalli e buoi, ci si andava a lavare i panni e si poteva bere l’acqua fresca senza problemi.

Sulla Rete si trova qualche sporadica notizia: il marchese Nicolò Sacripanti di Narni, ad esempio, sosteneva che la fontana dell’Amandola (all’epoca, secondo il documento, questo era il suo nome) a Piedimonte, fosse di sua proprietà, essendo lui proprietario di un pezzo di terra che confinava con la “montagna Comunicativa”.

Il municipio ternano, però, era di altra idea, e affermava che la fontana era pubblica, in quanto aveva origine dai monti sovrastanti, e “serve per li vicini tutti tanto per bere che per abbeverare bestiami, lavar panni ed altri usi”.

Il municipio di Terni decise, il 22 novembre del 1777 di andare in causa. Proprio per l’uso che se ne faceva da sempre, la “fontana dell’Amandola… deve essere cura del Publico”. Tranne questo documento, però, cercando su internet, si riescono a trovare notizie che collegano il fontanile solo a strutture ricettive, agriturismi e percorsi da trekking. “Che almeno sia messo in sicurezza”, chiedono a gran voce i residenti.