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Umbria, mazzette in Regione: scatta l'indagine interna. Nel mirino le autorizzazioni delle cave

Alessandro Antonini
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Dopo l’arresto del funzionario regionale per corruzione, beccato mentre riceveva una mazzetta di 3 mila euro da un’imprenditrice nel parcheggio di un supermercato, scatta l’inchiesta interna. Palazzo Donini istituisce una commissione d’indagine interna “per la verifica amministrativa dei provvedimenti autorizzativi in materia di cave rilasciati nel corso del 2020 e 2021”. E’ quanto riportato in una delibera regionale votata l’8 giugno. 


La commissione dovrà ultimare i lavori entro 30 giorni. Nell’istruttoria viene specificato che “sono state richieste delucidazioni al dirigente del servizio sostenibilità ambientale, valutazioni ed autorizzazioni ambientali circa le fasi dei procedimenti autorizzativi nelle quali interveniva il dipendente indagato, al fine anche di poter predisporre una valutazione dei rischi specifici di corruzione e le eventuali misure correttive”. Lo stesso dirigente (non indagato) il 27 maggio ha trasmesso al direttore Nodessi “l’istanza di annullamento in autotutela del provvedimento autorizzatorio unico regionale del 16 febbraio 2021, relativo al progetto della cava di Monte Petroso, dove era stato autorizzato l’uso di esplosivo, quella stessa al centro dell’inchiesta per corruzione della Procura della Repubblica. 
Fanno parte della commissione Carlo Cipiciani, direttore del settore risorse, programmazione, cultura, turismo Stefano Nodessi Proietti, direttore del governo del territorio, ambiente e protezione civile, Luca Conti, dirigente del servizio affari generali della presidenza, Marina Balsamo dirigente servizio segreteria di giunta, Mirella Castrichini, dirigente del servizio supporto al sistema di controllo strategico, Mauro Magrini Alunno dirigente del servizio audit interno.
Gli accertamenti interni della Regione di fatto nascono dagli articoli di stampa. Prima nessuno sapeva.

Era il 6 aprile scorso quando il dirigente regionale delle risorse umane ha richiesto alla Procura di acquisire informazioni in merito al procedimento penale in cui risulta indagato il dipendente Federico Bazzurro, “come appreso dalle notizie diffuse a mezzo stampa, con particolare riguardo alla misura cautelare restrittiva della libertà personale a cui è stato sottoposto”, è scritto nella delibera che avvia l’inchiesta interna. Per lui è già stata disposta la “sospensione d’ufficio dal servizio con privazione della retribuzione, decorrere dal 30 marzo 2021 e per la durata della misura restrittiva della libertà personale”.