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Umbria, i ristoratori alle prese con la carenza di personale: "C'è chi preferisce i sussidi al lavoro"

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“Il personale non si trova, molti preferiscono stare a casa e godersi la disoccupazione o il reddito di cittadinanza”: a parlare è Umberto Trotti, titolare dell’Osteria del Trap, a Ferentillo. “Il nostro non è un ristorante ma una famiglia - racconta - i miei dipendenti sono rimasti sempre con me, anche nei mesi più bui del Covid. Non ho licenziato nessuno. Ma adesso che il lavoro riparte, ho la necessità di assumere un paio di persone. A ogni colloquio, però, la risposta è sempre la stessa: non conviene. Eppure - evidenzia Trotti - offro uno stipendio di 1.000/1.200 euro per cinque giorni alla settimana. Una ragazza mi ha apostrofato: ‘ne prendo già 750, meglio restare col reddito di cittadinanza’. Un caso isolato? Macché. Quelli che mi dicono che rinunciano al lavoro perché prendono la disoccupazione sono tanti”. Fabrizio Nofri Onofri, titolare con la moglie Lina Angelucci del Balestruccio di Perugia, conferma: “Abbiamo risolto con molta fatica i nostri problemi di personale. Quando abbiamo contattato un cameriere che aveva un contratto a chiamata ci siamo sentiti rispondere che percepiva già la disoccupazione e quindi preferiva restare a casa. Il lavoro è ben pagato ma è, ovviamente, sacrificio e non tutti sono disposti a farlo”.

 

 

Andrea Sfascia spiega che al Borgo Brufa resort di Torgiano si fa riferimento per lo più a personale fisso. “Tuttavia - evidenzia - il problema esiste e ce ne accorgiamo dal numero dei curriculum che arrivano: prima del Covid erano tantissimi e c’era solo l’imbarazzo della scelta, adesso si contano sulle dita di una mano”. A puntare il dito sulla responsabilità del reddito di cittadinanza sulla carenza di personale con cui stanno facendo i conti baristi e ristoratori è stato anche l’ad di Cancelloni Food Service di Magione. L’azienda, 3.500 clienti nel mondo dell’ospitalità e della ristorazione, è diventata un punto di riferimento anche per chi, nel settore, cerca e offre lavoro. “E’ molto più facile stare a casa con un sussidio da 800 euro piuttosto che andare a lavorare”, ha detto senza mezzi termini Fabio Cancelloni.

 

 

 

 

“In questo momento è veramente difficile trovare qualcuno, la maggior parte si tiene stretta la disoccupazione”, ammette anche Alessio Baldassarri, per venti anni responsabile marketing dell’Hotel Brufani di Perugia, appassionato del suo lavoro a tal punto da continuare a seguire quello che accade pur se da pensionato. Luigi Aloe, titolare del ristorante Crudo a Perugia, è contento di aver fatto un sacrificio in più, nel periodo di maggiore crisi, ma di essere riuscito a tenersi tutti i suoi dipendenti. “L’unica figura che abbiamo assunto - evidenzia - è un addetto alla sanificazione degli ambienti per assicurare la più totale sicurezza ai clienti”. Romano Cardinali, presidente Fipe Umbria, ribalta tutto: “Il reddito di cittadinanza non c’entra. Il personale non si trova perché, essendosi ridotta la stagionalità, molti sono andati altrove”.