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Umbria, alberghi e ristoranti alla ricerca di personale. Mancano oltre cinquemila addetti

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Il turismo riparte ma senza personale. Chef, receptionist con esperienza, camerieri, maestri di sala ma anche lavapiatti e, per quanto riguarda gli alberghi, addetti al riassetto delle camere stanno diventando introvabili. Maurizio Beccafichi, responsabile dell’area sviluppo dell’Università dei sapori, parla di almeno venti richieste al giorno che arrivano dalle imprese del settore horeca e del mondo della distribuzione, l’80% delle quali resta senza risposta. Il suo è un osservatorio privilegiato. L’Università dei sapori, infatti, si avvale di un portale (serviziolavoro.eu) per fare incrociare domanda e offerta di lavoro. “L’emergenza personale è il frutto della concomitanza di diversi fattori - spiega Beccafichi - Alberghi e ristoranti sono rimasti fermi per molti mesi per cui molte professionalità si sono riconvertite, per esempio nella grande distribuzione. Ma il problema vero è che nel settore dell’accoglienza c’è una stagionalità molto impegnativa per cui si lavora in un periodo in cui gli altri fanno invece vacanza, nel fine settimana e nei festivi più che mai. Molti giovani, dopo un lungo periodo di restrizioni, non sono disposti a fare sacrifici. E non è una questione di soldi visto che lo stipendio è regolato dal Contratto collettivo del commercio. Questo tipo di lavoro dà molta soddisfazione, richiede creatività e competenza, è una continua crescita. Ma se non si è mossi dalla passione non si va da nessuna parte”. Qualcuno, invece, rinuncia per non perdere il reddito di cittadinanza o la cassa integrazione. “Le politiche passive del lavoro non aiutano - evidenzia Beccafichi - mentre sono fondamentali le politiche attive, corsi di formazione e stage che mettano il giovane in contatto con le imprese che cercano addetti Noi formiamo almeno cinquemila persone l’anno e di queste tutte trovano un’occupazione immediata. Offriamo anche percorsi triennali a ragazzi che escono dalla terza media, l’85% ottiene un contratto a tempo indeterminato appena terminato”.

 

 

Un’opportunità di lavoro certa e immediata in una regione in cui, secondo i dati Eures 2019, la disoccupazione giovanile è al 26,6%. Secondo una stima che molti considerano approssimativa per difetto, tra addetti di bar, ristoranti, personale alberghiero, pasticcerie e gelaterie mancano almeno cinquemila addetti. Il presidente di Assoturismo Umbria, Matteo Fortunati, parla di 1.500 baristi e 2.000 camerieri di sala. Poi ci sono tutte le altre figure. “Numeri allarmanti - dice Beccafichi - in una regione che fa dell’accoglienza il suo punto di forza”. Di certo, il problema c’è ed è diffuso in tutto il territorio. Gli imprenditori del turismo sono disperati. Molte richieste di aiuto arrivano anche alla Cancelloni Food Service di Magione diventata ormai un punto di riferimento, non soltanto dal punto di vista commerciale, per i professionisti dell’ospitalità e della ristorazione tanto che il presidente, Fabio Cancelloni, ha coinvolto anche i centri per l’impiego per reperire più velocemente le figure che mancano.

 

 

 

“Quello della carenza di personale sta diventando un problema sempre più diffuso”, evidenzia Michele Benemio, presidente di Cna Turismo e a capo del consorzio Urat che raggruppa circa 130 attività della zona del Lago Trasimeno. “A causa dell’emergenza Covid la stagionalità si è ridotta - spiega - Mentre in passato la stagione turistica iniziava prima della Pasqua e terminava a fine settembre, quest’anno la primavera è saltata e si sta iniziando a lavorare ora, a giugno. Così molti preferiscono non rinunciare ai sussidi per lavorare per un periodo di tempo tanto limitato. Il risvolto della medaglia è che le imprese legate al turismo fanno una grande fatica a trovare il personale. Non c’è giorno che le aziende non ci segnalino il problema e purtroppo è difficilissimo intervenire”. Un’emergenza è diffusa in tutta Italia. Tanto che le associazioni di categoria da tempo stanno chiedendo maggiori incentivi da parte dello Stato per incoraggiare i giovani al lavoro. Tni Italia, associazione che riunisce le imprese del mondo horeca, chiede la reintroduzione dei voucher in maniera tale da rendere più semplice, in questa fase, fare ricorso a lavoratori, anche non specializzati, che possano essere impiegati temporaneamente nelle aziende del turismo.