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Pd Umbria, vertice a Roma con la segreteria nazionale: Bori apre ai dissidenti, Presciutti rifiuta le poltrone

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Alessandro Antonini
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Anche i tre candidati al congresso che si erano ritirati in dissenso con tempi e metodo del voto “dovranno essere coinvolti nella vita democratica del Pd”. Insieme “all’intero gruppo dirigente”. E’ l’impegno che si è preso il neo segretario, Tommaso Bori, sottoscrivendo un documento figlio dell’incontro che si è tenuto giovedì nella sede del partito a Roma, presenti il coordinatore della segreteria nazionale, Marco Meloni, lo stesso Bori, Francesco De Rebotti, Massimiliano Presciutti e Alessandro Torrini. E’ stata ribadita “la piena legittimità dell’esito del congresso e dunque della carica di segretario in capo a Tommaso Bori” , è scritto nel foglio sottoscritto e firmato. Quest’ultimo nel riconoscere “il lavoro ancora da compiere nella ricostruzione della comunità democratica umbra”, ha apprezzato la volontà comune di “dare avvio ad un percorso di condivisione degli appuntamenti politici e programmatici, così da rimettere il Pd umbro maggiormente in contatto con la realtà regionale, con i sui impellenti bisogni e da renderlo capace di tradurre l’incapacità di o governo dell’amministrazione regionale e il dissenso nei confronti della destra in consenso verso le proposte del Pd e in maggiore competitività nei prossimi appuntamenti elettorali”. Lo stesso Bori “si è assunto l’impegno di invitare tutti i candidati al congresso a partecipare alla prima riunione regionale del Pd, in programma il 13 giugno, e a coinvolgere l’intero gruppo dirigente nella vita democratica del partito”.

Un accordo? No. Forse un armistizio. Il sindaco di Gualdo Presciutti, non depone la scure. “Bori”, spiega “fa il segretario eletto da un congresso dove ha votato la metà degli iscritti, peraltro di due anni fa, cosa che lui ha voluto imporre (2019). Io ero contrario comunque il segretario ora è lui e deve dimostrare di saperlo fare davvero tenendo unita la comunità. Spetta a lui dimostrarlo con atti concreti perché c’è bisogno di tutti, i rottamatori hanno fatto una brutta fine, politica ovviamente”. Presciutti ripete che non gli interessano “posti o strapuntini né in assemblea né in direzione ne’ in segreteria. Non li accetterò se proposti. Preferisco far politica per la strada piuttosto che nei salotti. Resto iscritto al Pd, non abbandono la mia comunità come altri che poi per convenienza magari sono pure rientrati, uno su tutti Enrico Rossi”.

Più ottimista Torrini: “Il passaggio su Roma è stato importante. Il riconoscimento del segretario da un lato, il riconoscimento di un percorso di ricostruzione dell'altro, possono essere una buona premessa Gli uomini passano, il partito è importante che rimanga e sopravviva alle miserie degli uomini”. Non rilascia commenti De Rebotti.