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Castelluccio, chiede di riavere la sua casa dopo il terremoto e per protesta la dipinge di tricolore

Castelluccio di Norcia (Foto Ilario Del Buono)

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C’è un nuovo tricolore in Umbria. E’ quello dipinto su una delle ultime facciate rimaste in piedi a Castelluccio. E’ opera di Urbano Testa, castellucciano doc che dopo quasi 5 anni dal terremoto continua a chiedere di riavere la sua casa. Si è voluto fare un regalo per i suoi 67 anni il 20 maggio scorso: con alcuni amici e con tanto di permesso per accedere alla zona rossa, ha lavorato per tre ore. E per il 2 giugno la facciata Tricolore ha fatto il giro dei social di tutto il mondo. 

 

 

Sono un combattente solitario, abituato a non mollare. Sono nato a Castelluccio e lì restano le mie radici. E vorrei che anche i miei nipoti rimanessero legati al Pian Grande”. Urbano, cowboy d’altri tempi, trasferito per lavoro a Roma ma con il cuore tra i Sibillini, non ha mai smesso di lottare per tornare nella sua terra. Da quando il terremoto ha transennato il borgo, le case e i ricordi ha cercato sempre di ritornare in quel luogo dove i colori e la luce sembrano disegnati da un pittore impressionista. “La mia casa è conosciuta dai Castellucciani come la casa di Variste, mio nonno materno. Mio padre, quando la acquistò, fece importanti interventi di ristrutturazione e consolidamento. E’ per questo che sta lì e non s’è mosso un coppo dopo il terremoto... Non è stato così per il piano terra che di fatto ha ceduto e per questo anche la mia casa dovrà essere demolita”, spiega Urbano. Tra poco saranno 5 anni dal sisma del 24 agosto e la ricostruzione muove i primi passi solo da qualche mese. A Castelluccio dallo scorso ottobre riunioni in presenza e a distanza hanno illustrato il piano attuativo per ricostruire il borgo. Ma non sempre i progetti vanno d’accordo con il cuore. Non sempre la modernità e il nuovo sembrano migliori delle scelte di chi Castelluccio l’ha vissuta nei secoli.

 

 

“Non c’è nessuna voglia di accelerare, mi pare chiaro - commenta Testa - e non si tiene conto del vecchio. Il sindaco Nicola Alemanno ci ha detto che fra 3 anni ci ridarà le chiavi delle nostre case, mi chiedo di quali. C’è stata una sommossa quando ci è stato detto che la nostra chiesa parrocchiale distrutta dalle scosse non sarebbe stata ricostruita dov’era: noi Castellucciani la rivogliamo lì, dove è sempre stata. I tecnici dicono di allargare strade e spostare case: la mia abitazione sarà demolita, spostata e ridotta per allargare una via e far spazio alle processioni... In cima poi prevedono di fare un belvedere: voglio vedere col vento da nord quando gli scoperchierà i tetti”. Dopo decenni nell’edilizia, Urbano ribadisce da anni la sua stessa convinzione: che è anche una esortazione. Una preghiera, per chi la vorrà mai ascoltare. “Castelluccio nel bene e nel male è sotto gli occhi di tutti. Andrà ricostruita seguendo le nuove tecniche di costruzione antisismiche e tecnologiche ma l’esterno non dovrà essere stravolto. Siamo 400 esuli di questo paese che ormai tornano solo da morti. Il terremoto ha distrutto Castelluccio ma i Castellucciani li stanno distruggendo interessi di parte e personalismi. Perché? Abbiamo sempre e solo chiesto un posto per tornare a casa, in attesa della ricostruzione: ci hanno tolto anche il prefabbricato dove ci riunivamo. Allevatori, commercianti e agricoltori la sera ritornano a Norcia: di Castelluccio non gli interessa. E noi? Noi non contiamo. Continuiamo a non avere voce”.