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Umbertide, nonno critica insegnante e finisce in tribunale: assolto dopo sei anni

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Finisce con un’assoluzione perché il fatto non sussiste una vicenda giudiziaria lunga sei anni che ha visto coinvolto il nonno di un bambino, querelato per diffamazione dall’insegnante del nipote, che all’epoca dei fatti frequentava una scuola primaria di Umbertide. Era il 2015. Il nonno del ragazzo, un insegnante in pensione assistito dall’avvocato Raffaello Agea, più volte aveva protestato contro il docente in relazione a note disciplinari inflitte al nipote.

 

 

Ma l’insegnante fa orecchie da mercante e continua ad affibbiare note. Finché il nonno ritiene che della cosa vada informata la scuola, inviando un’email all’indirizzo di posta elettronica dell’istituto scolastico con la quale richiama l’attenzione del dirigente scolastico, censurando l’agire dell’insegnante. Il dirigente scolastico informa della cosa il suo sottoposto e da quel momento inizia l’odissea del nonno. La querela arriva sulle scrivanie della Procura della Repubblica e l’anziano viene iscritto nel registro degli indagati per il reato di diffamazione. Dai fatti sono passati già due anni e il giudizio di primo grado ne dura altri due. Anzi, il querelante si costituisce parte civile e chiede soldi a titolo di risarcimento dei danni subiti, oltre al rimborso delle spese legali. Il nonno imputato, sebbene amareggiato, affronta con serenità il processo. I testimoni confermano come l’email, dato che era destinata all’attenzione del solo dirigente scolastico, fosse stata letta solo da questi, che poi, aveva ritenuto di dover informare l’insegnante.

 

 

Alla fine dei due anni, però, l’anziano viene condannato perché ritenuto responsabile del reato di diffamazione. E alla sanzione penale si aggiungono il risarcimento del danno pari a 500 euro e la condanna al pagamento delle spese legali. Al nonno ex insegnante, scoraggiato e a dir poco deluso, verrebbe voglia di abbandonare tutto. Ma il proprio legale lo convince che la battaglia va condotta fino in fondo. E così arriva il giorno del processo di secondo grado, dove il giudice assolve l’imputato perché il fatto non sussiste e revoca la condanna al risarcimento dei danni e al rimborso delle spese nei confronti della parte civile.