Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Cannara, bambini ospiti delle suore costretti a tornare ad Haiti

  • a
  • a
  • a

La burocrazia ha spezzato il sogno di una ventina di bambini che, da Haiti, sono arrivati a Cannara per studiare e costruirsi una nuova vita. Era il 2005 quando suor Marcella Catozza arrivò a Port au Prince per lavorare nella baraccopoli di Waf Jérémie, un quartiere nato inizialmente come discarica cittadina e popolato da coloro che cercavano nei rifiuti il proprio sostentamento.

 

 

Per farsi accettare suor Marcella, insieme a un gruppo di giovani locali, costruì la prima clinica medica stabile, che oggi ospita oltre 100 bambini orfani o abbandonati che stanno crescendo con amore e con una speranza nel futuro. Di questi una ventina sono arrivati a Cannara, ma – come ha raccontato Striscia la Notizia nella puntata in onda il 31 maggio -  a causa della burocrazia italiana, i bambini, però, sono costretti a tornare ad Haiti, perché un rimpallo di competenze tra istituzioni ha fatto sì che i piccoli ospiti delle suore di Cannara diventassero “minori non accompagnati”.

 

 

 

Nel giugno 2019 i bambini sono arrivati in Italia con visti turistici di tre mesi emessi dall’ambasciata di Francia in Haiti, perché in Haiti non ce n’è una italiana. “L’idea è fare tre mesi di campo estivo e intanto verificare che sia effettivamente possibile restare”, spiega la religiosa a tempi.it, peccato che poi “il tribunale di Spoleto abbia deciso che le carte firmate e timbrate dalle autorità di Port-au-Prince non valevano nulla”. In sintesi, ora i bambini sono dovuti tornare ad Haiti, ma, come spiega Francesca Fioretti, avvocato dell'associazione via Lattea che segue la vicenda, si sta cercando di riscrivere il finale: "I bambini potranno venire in Italia per la scuola e tornare ad Haiti per le vacanze estive, nella piena legalità".

Intervistato anche Jean Jude Piquant, ambasciatore di Haiti presso la Santa Sede, secondo cui "Questo progetto può rientrare in un quadro di pedagogia interculturale, utile per avvenire e futuro". Motivo per cui l'avvocato Fioretti lancia un "appello al ministero degli esteri e a quelli haitiani, per aprire un tavolo".